lunedì 28 maggio 2012

Ferrata Les Comtes Lascaris

Periodo: tutto l'anno
Difficoltà: D
Dislivello: 330 m.
Tempi: 3h e30 min. A/R
Bibliografia: vie ferrate Alpi italo-francesi di Dario Gardiol
Accesso: Dal Tunnel di Tenda scendere in Val Roya e parcheggiare alla stazione ferroviaria di Tenda, da qui (820 m.) seguire la segnaletica per la ferrata, prendere la rue de France in discesa, per poi salire al cimitero, costeggiare la base della Tour de l'Orologe puntando al rudere del Donjon ed a sinistra di una casetta di legno (biglietteria 4 euro), incamminarsi sul sentiero che sale in direzione del versante Ovest dei Rochers de St. Sauveur, poi al primo bivio si va a destra (cartello) all'attacco della ferrata (30 min. dal parcheggio). La via ferrata cavi lunghi 1000 m., ha due distinti itinerari:
Le Chateau-Chapelle
St. Sauveur - Grotte des Hèrètiques. 1h e 15 min.
Si attraversa il ponte tibetano lungo 15 m. ch
e dal roccione di partenza conduce alla parete verticale che si sale con un'alternanza di tratti verticali e traversi orizzontali a sinistra fino ad aggirare lo spigolo oltre il quale si vede il primo ponte delle scimmie di circa 8 m. che si raggiunge risalendo un muro con qualche passaggio in strapiombo (D). poi si continua in traverso ascendente a sinistra fino al secondo ponte delle scimmie, proprio sotto i ruderi dell'antico castello che domina Tenda dalla cima del roccione. Una via di fuga porta ai ruderi e a destra indietro a Tenda. Dopo il ponte si prosegue sempre in traversata esposta a sinistra, si aggira uno spigolo, si supera il terzo ponte delle scimmie (8 m.). Poi si aggira un altro spigolo aereo e si arriva alla piattaforma di legno da cui parte la prima teleferica che attraversa, su un vuoto di 60 m., per 120 m. di lunghezza la valle che separa i ruderi del castello dalla minuscola Chapelle St. Sauveur (XII secolo). Chi non vuole vare la teleferica può continuare a sinistra (esposto, tira di braccia) per qualche metro fino a prendere la vecchia passerella aerea che, dopo, una breve cresta aerea porta alla scalinata tagliata nella pietra che in pochi minuti conduce alla cappella. Dopo la teleferica si salgono pochi metri a destra e si giunge alla Cappella citata dove si continua a salire per qualche metro sulla cresta fino alla piattaforma da cui parte la seconda teleferica, lunga circa 130 m. Anche questa è aggirabile scendendo dalla Cappella verso la passerella e ad una breccia nella roccia dove si prende a destra il sentiero cablato (all'inizio) che porta in basso al sentiero che sale a destra alla grotta oppure a sinistra a Tenda. Dopo la seconda teleferica si scende un pò su un sentiero che porta a destra alla Grotte des Hèrètiques dove inizia la seconda parte della ferrata.




Grotte des Hèrètiques - Col de Vièvola. 1h. e 30 min.
Salire alla Grotte des Hèrètiques (luogo di culto e rifugio
nel XVI sec. durante le persecuzioni dei protestanti da parte dei cattolici, chiusa da un muro con porta e finestre/feritoie e tracce del pulpito) che si apre nella parte inferiore della parete della cresta rocciosa che sal al Col Vièvola. Si entra nella grotta e se ne esce salendo sul muro ed uscendo a sinistra su una parete molto aerea. L'itinerario si alza nella parete con un percorso sempre più aereo ed a tratti atletico con vari passaggi che tirano di braccia (D). Una continua alternanza di ripidi muri e traversate ascendenti a sinistra, esposte e ben attrezzate, portano sempre più in alto nella falesia che domina il sentiero di ritorno a Tenda. Infine si sbocca su un piccolo colle da cui si segue il sentiero che porta in vetta, talora cablato, ed al bel panorama (20 min.). Da qui un breve tratto ferrato porta in discesa al Col di Vièvola (1300 m.) da dove si stacca a sinistra (Sud-Est) il sentiero di ritorno verso Tenda (45 min.) ripercorrendo tutto il vallone.

Note: La ferrata Grotte des Hèrètiques è ufficialmente chiusa (a fine 2010) per la caduta di un fulmine. Dovrebbe essere resa di nuovo agibile dall'estate 2011. Verificare.
Su questa nota non ho trovato riscontri, esiste un cartello che informa dell'inagibilità, ma la ferrata viene comunque percorsa. E' possibile provare a parcheggiare l'auto nei pressi del cimitero, ma i posti sono molto pochi, tale possibilit
à è da escludere nei periodi di maggiore affollamento della ferrata. alla data della mia percorrenza non ho visto gabbiotti in legno dove pagare l'ingresso alla ferrata. Per eventuale noleggio di materiale e carrucola per la teleferica bisogna rivorgersi nei negozi a Tenda. La prima fonte di acqua potabile è all'interno del cimitero sotto il Donyon: attenzione la prima fonte non è potabile, quella della parte successiva (più bassa) del cimitero, che trovate a sinistra entrando, è invece potabile e molto fresca.

foto 2 e 7 F. Brando.

domenica 20 maggio 2012

Ferrata Gorge de la Durance

Periodo: tutto l'anno
Accesso: Colle del Monginevro, Briancon, scendere ad Argentière la Bessèe, attrversala e, al semaforo dopo il ponte girare a destra per Les Vigneaux e, alla rotonda di La Batie girare a destra, scendere passando sotto un ponte ferroviario fino al parcheggio nello sterrato in un tornante 20 metri prima del ponte sulla Durance. Attraversare il ponte e pagare (6 euro a persona per le tre ferrate) alla cassa e bar, aperto luglio/agosto e week-end. Le ferrate sono tre: Initiation, Syphon e la Noire.


Initiation: diff.: AD, disl.: 50 m., lunga 300 m., 45 min. A/R
Seguire a sinistra il sentiero lungo l'acqua che porta in due minuti all'attacco sulla riva del fiume. Si comincia con un muro di 4 m., poi una traversata a sinistra, uno spigolo a 5 m. sull'acqua seguito da una traversata a sinistra, con vari tratti in strapiombo (AD+) che tirano un pò di braccia. Dopo un aereo spigolo, parte un'altra traversata che porta ad una larga cengia terrosa e poi a sinistra su uno spigolo (AD+), seguito da traversata esposta che conduce ad uno spigolo (prima via di fuga). Una traversata domina un'ansa della Durance e sbocca su una passerella lunga 8 m. che termina su una traversata a sinistra, con tratti in strapiombo (AD+) fino ad uno spigolo. Una ampia cengia porta ad una traversata ascendente, poi uno spigolo ed ecco la seconda via di fuga. Tutte le vie di fuga portano sul sentiero di accesso alla "vecchia" ferrata (ora Noire) ed alla nuova Le Siphon. Ancora una traversata, una cengia terrosa, uno spigolo con il "passaggio del gatto", dove si procede carponi o si passa all'esterno, molto in fuori e si raggiunge l'ultimo muro e l'uscita. Si sale sul sentiero: a destra si ritorna alla cassa, a sinistra si va all'attacco della Noire e del Syphon.




Syphon: diff.: AD+/D, disl.: 100 m., lunga 20
0 m., 1 ora A/R
Dalla cassa (se non si percorre l'Initiation) seguire il sentiero (Noire e Rouge) che sale e in 15 min. si arriva all'attacco, all'interno della grande gola, che è in comune con quello della Noire. Prendere i gradini che salgono il muro verticale (30 m., AD) sotto al grande sifone dell'acquedotto della EDF, fino allo spigolo dove c'è un passaggio (AD+/D, il più duro della ferrata) che tira di braccia. Dopo lo spigolo si sale per qualche metro fino ad un altro spigolo verticale (AD+) seguito da una facile ma aerea cengia/terrazza. Poi una rampa sale a sinistra, seguita da un altro spigolo aereo, con bella vista sulle passerelle sotto e sopra di noi della ferrata Noire. Ci si inoltra in traversata esposta a sinistra, poi uno spigolo, un'altra traversata aerea, una bella placca liscia e concava, decorata da belle pieghe sinclinali. Siamo sotto il grande sifone della EDF. Ancora un'altra traversata breve e si arriva ad una cengia con alberi e cespugli, dove si incontrano i cavi che arrivano dal basso (la via di fuga della Noire, ubicata sopra le prime due passerelle della Noire). Si può scendere e prendere la ferrata Noire fino alla sua fine. Altrimenti si continua in un muro (4 m.) aereo, poi uno spigolo, delle roccette ed ecco l'uscita (45 min. dall'attacco) su sentiero cablato che si congiunge con il sentiero di ritorno delle Noire (dopo la grande passerella alta). Da qui a destra alla cassa in 15 min. alla congiunzione citata parte una delle teleferiche che attraversano la Gorgia e si vede più in alto, la partenza (pilone verde) dell'altra lunga 550 m. (per fare le teleferiche prenotare c/o ROC Aventure, 003.04.92.20.08.48, pagare 12 euro e 25 euro rispettivamente).


Noire: diff.: D/D+, disl.: 250 m., lunga 1200 m., 3 ore e 30 min A/R
Giungere all'attacco comune a quello del Syphon, si continua in piano per cege, talora faticose, basse sull'acqua fino ad un muro atletico (D+) in strapiombo ascendente a sinistra che porta alla prima passerella bassa, s'attraversa la Durance. Qui un muro che tira un pò di braccia conduce alla seconda passerella un pò più alta che riattraversa l'acqua e sbarca su un muro verticale ed aereo che sale ripidamente in traverso a sinistra verso il tracciato della precedente ferrata fino alla via di fuga (che porta sul Syphon). Qui si comincia a sinistra la lunga, esposta traversata (ora AD+/D da quando hanno aggiunto delle attrezzature) che piano piano cala verso lo spigolo a cui segue un breve muro che sale al ponte tibetano (al posto della vecchia passerella, distrutta da una frana) che attraversa una comba piena di detriti e di acqua. Dall'altra parte si segue il sentiero in discesa verso l'acqua che s'attraversa con una passerella bassa che termina sotto al pilastro, alto 120 m. Lo si risale per rampe, muri, una fessura camino, altri muri aerei, due piccoli colli seguiti da piccole traversate tira braccia in assoluta esposizione, specie l'ultima, proprio sotto la cima del Gran Pilier. La parte più bella (a parte gli strapiombi all'inizio) della ferrata, estremamente appagante. Si ritorna per sentiero e poi lungo la condotta forzata, poi la grande passerella ed ancora sentiera fino alla cassa (30 min.)



Bibliografia:
vie ferrate Alpi italo-francesi di Dario Gardiol

domenica 13 maggio 2012

Punta dell'Aquila 2120 m.

E' un'escursione facile ma lunga, inizialmente su carrareccia e poi su sentiero si raggiunge la cima situata tra la val Sangone e la val Chisone: è visibile da tutta la città di Torino. Già nel primo tratto della salita, costeggiando i resti degli impianti sciistici, molto in voga negli anni '60, si può godere il panorama di tutta la pianura piemontese. E' una gita molto frequentata nel periodo invernale da scialpinisti e ciaspolatori.



Partenza: Aquila (alpe Colombino) 1240 m.
Dislivello: 870 m.
Difficoltà: E
Tempo di salita: ore 2:30
Cartografia: IGC n.17 1:50.000
Accesso stradale: dalla tangenziale di Torino si prende l'autostrada per Bardonecchia. Si esce ad Avigliana est, dove dopo la galleria e alla rotonda si va in direzione Giaveno, arrivati al paese di Giaveno dalla paiazza centrale si svolta a destra in direzione di Forno di Coazze. Dopo qualche chilometro si incontra a sinistra un bivio con cartello indicante Aquila, si svolta e seguendo sempre la strada si supera prima il paese di Maddalena e poi la altre frazioni, arrivando così al grande piazzale da dove partivano gli impianti sciistici dell'Aquila, con bar ristorante dove si parcheggia.


Descrizione: al fondo del piazzale parte una strada sterrata, che si percorre sino ad uscire in un punto pianeggiante dove si costeggiano i resti della partenza di uno skilift. Guardando in alto, si scorge la stazione sciistica e la traccia che sale costeggiando i resti dei tralicci delle strutture degli skilift. Si sale verso la stazione e una volta arrivati si può notare sulla sinistra della stazione una struttura, che era adibita a bar ristoro, tutto oramai abbandonato. La quota impressa sul muro della stazione è di 2000 m., in realtà l'esatta altitudine è 1860 m., probabilmente si volevano impressionare gli sciatori di allora. Si prosegue seguendo la strada che sale e, in alto, verso sinistra, si nota la cappella bivacco Madonna della pace 2060 m., e a destra si scorge la croce di Punta dell'Aquila. Si segue la traccia in direzione della chiesetta e si raggiunge l'ampia cresta, poi a destra continuando la cresta , si raggiungono le roccette finali e di li in breve la vetta.


Discesa:
per l'identico percorso di salita.

sabato 5 maggio 2012

Le vie ferrate (attrezzatura)

Le principali attrezzature fisse delle vie ferrate sono:

Gradini,
realizzati in tondino di ferro per calcestruzzo, di diametro variabile ma tale da sostenere un carico di rottura assiale di 1500 kg e di
rottura radiale di almeno 2500 kg, con angolo di piegatura e filettatura ben precisi e studiati appositamente e, infine, sottoposti a trattamento anticorrosione. Servono sia per le mani che per i piedi, alternativamente. Se siete stanchi ed avete davanti a voi un gradino, appendetevici con un moschettone (a grande apertura perchè entri nel gradino) fissato su un cordino corto (max 40 cm.) che parte dall'imbragatura e lasciatevi andare (oltre alla normale assicurazione). In tal modo sarete seduti nella vostra imbragatura e potrete riposare braccia e gambe.
Palette, attrezzi più piccoli dove si posano solo i
piedi, costruiti con tondino di ferro da calcestruzzo come sopra indicato, su cui viene saldata una placca (10x12 cm.) dove appoggia la suola della calzatura.
Mancorrenti, da utilizzare come prese per le mani
in zone molto ripide, traversate orizzontali od oblique e strapiombanti, costruiti con tondino di ferro liscio, lunghezza 150 cm. max, con stessa resistenza e trattamento anticorrosione dei gradini.

Scale,
ce ne sono di vari tipi a seconda della parete (molto ripida o strapiombante) da passare, costruite con carico di rottura minimo di 1200 kg. In Italia sono piazzate verticalmente ed appoggiate sulla roccia, mentre spesso in Francia le piazzano più ludicamente (per generare più adrenalina) nel vuo
to più assoluto (tipo Les Vigneaux, Valloire, Pontamafrey, Thones...)

Passerelle/Ponti,
ce ne sono di vari tipi piazzate per collegare due pareti opposte, variano in lunghezza da 3 a 60 metri. Le più comuni sono le passerelle vere e proprie costituite da due cavi bassi, su cui sono fissate delle tavole di le
gno (larghe da 20 a 50 cm.) perpendicolari o parallele ai cavi stessi, su cui poggiano i piedi e due cavi superiori (circa 120/150 cm. più alto) dove ci si tiene con le mani, ed un altro cavo ancora più alto (170 cm.) dove si si ancora per l'assicurazione. Possono avere il piano di calpestio fissato alla roccia (non ballano troppo) o non fissato alla roccia (ballando molto in tutte le direzioni).Semitronchi di legno, (detti anche putrelle di legno), sono in genere usati per lunghezze fino a 6 o 7 metri, sono larghi da 10 a 20 cm., con un cavo a circa 150 cm. d'altezza per l'assicurazione, senza alcunchè per le mani.

Ponti himalayani o nepalesi o tibetani: (un cavo per i piedi, due cavi per le mani e un altro per l'assicurazione), sono lunghi anche 30 metri. Questi ballano, specie se sono lunghi.
Qui conviene progredire con le braccia tese rigide in avanti, per compensare un poco le oscillazioni del ponte. I piedi vanno piazzati a
lternativamente come se aveste i "piedi piatti", tacco verso l'interno e punta verso l'esterno.

Ponti delle scimmie, lunghi anche 30 metri, sono fatti con un cavo per i piedi, un cavo per le mani e, ovviamente un cavo per l'assicurazione. Anche questi ballano, specie se sono lunghi.
Su questi ponti la progressione naturalmente non può avvenire che con i piedi paralleli tra di loro e ortogonali al cavo su cui li appoggiate. In questo caso un cordino corto aggiuntivo, fissato tra l'imbragatura ed il cavo di assicurazione, da maggiore tranquillità psicologica e riduce la lunghezza del volo in caso di caduta. Tutte queste opere, sono costruite calcolando un coefficiente di sicurezza pari a 3 o 4 volte il peso massimo che devono sopportare. Per esempio la passerella della ferrata dell'Adret regge 30 tonnellate, quella della Grande Fistoire regge 40 tonnellate e gli ancoraggi penetrano nella roccia per un metro. In genere i gradini, palette, mancorrenti ecc. hanno un ancoraggio nella roccia da un minimo di 12 cm. fino a 20 cm. per le parti che devono sopportare un'assicurazione.
Rete, per poter passare su uno strapiombo o un tetto (via ferrata di Peille) i francesi hanno inventato un attrezzo (molto ludico) costituito da una rete (tipo pescatore) di maglia di ferro, morbida che va in fuori nel vuoto e vi permette di oltrepassare tetti non indifferenti. Pazzesca produzione di adrenalina.


Teleferica, attrezzo molto ludico composta da un cavo di acciaio che collega in pendenza moderata due pareti opposte tra di loro, da un minomo di 60 metri ad un massimo di 125 metri, con un altro cavo di assicurazione. Per p
ercorrerla serve una puleggia (PETZL modello di colore giallo) da collegare all'imbragatura mediante un moschettone con vite. Per volare dall'altra parte del cavo agganciate la puleggia al cavo della teleferica ed alla vostra imbragatura, agganciate tutti e due i cordini di assicurazione al cavo di sicurezza. Se non volete che il cavo di acciaio si mangi i moschettoni, uniteli dentro ad un moschettone piccolo di acciaio con chiusura a ghiera (maillot rapid), sarà lui a scorrere sul cavo della teleferica (a La Briga sono 125 metri che percorrerete in 6/7 secondi, ad una velocità di 20 metri al secondo) senza danni. Per frenare ci sono due modi: o usate le mani (guantate) sul cavo dietro alla vostra testa o tirate con forza i cordini dell'assicurazione (aumentando l'attrito del moschettone di acciaio sul cavo). Scivolate lungo il cavo della teleferica tenendo le gambe unite e tese davanti a voi, una mano (guantata) dietro la vostra testa per frenare se serve (altrimenti vi fermate a metà del cavo e tirarsi su con le proprie mani anche per 60 metri è durissimo). Fate attenzione che i capelli non si impiglino nelle ruote della puleggia. Il casco è una buona protezione, ma chi ha i capelli lunghi si accerti che non escano dalla calotta del casco. Per evitare di arrivare al fondo del percorso ruotati di 90% e sbattere di schiena, tenete una mano (guantata) sulla parte superiore della puleggia, su cui farete contrasto mentre l'altra mano resta dietro la vostra testa per eventualmente frenare.

Cavo d'assicurazione, in genere ha un diametro di 10 o 12 mm., se protetto da guaina di plastica essa deve essere trasparente (meglio per le mani ma crea qualche problema di conservazione al cavo) per permettere di vedere lo stato del cavo, deve essere trattato anticorrosione e la resistenza alla rottura deve essere di oltre 4 tonnellate.
Ancoraggi, a "spinotto" o a "coda di maiale" (per facilitare la progressione in cordata) sono in genere piazzati a massimo 3 metri l'uno dall'altro su tratti orizzontali o massimo 2 metri su tratti verticali per limitare il fattore di caduta. Devono avere una resistenza superiore a 2.5 tonnellate in senso assiale e 4 tonnellate in senso radiale.
bibliografia: le vie ferrate di Dario Gardiol

venerdì 4 maggio 2012

Le vie ferrate (un pò di storia)

Ma cos'è una via ferrata? Tra le possibili definizioni scegliamo la seguente "un itinerario sportivo tracciato su una parete rocciosa, attrezzata con elementi specifici (gradini, pedali, maniglie, cavo, scale, corde di maiale ecc..) destinati a facilitare la progressione e a massimizzare la sicurezza di chi la pratica" (AFIT/SEATM 1998).
Dopo di che dobbiamo dire che oramai, e specialmente in Francia, la tendenza è quella di costruire itinerari sportivi e ludici che diano sensazioni, anche forti, a chi percorre le ferrate di ultima generazione, inserendo tratti e attrezzature "esotiche" tipo le passerelle, i semitronchi,
i ponti himalayani, i ponti delle scimmie, le teleferiche e la ricerca di percorsi in strapiombo, con scale aeree e vertiginose, che vanno avanti nel vuoto, al punto e dichiarato scopo di far montare l'adrenalina, battere il cuore, spremere i polmoni e produrre endorfine.
Da quando esistono le vie ferrate e perchè sono state create? Da molto tempo gli uomini hanno cercato di rendere più agevole l'accesso ad un colle, una cima, un rifugio. Così avvenne per esempio, nel 1492 (l'anno della scoperta dell'America), quando il re di Francia Carlo VIII ordinò al capitano De Ville di andare a vedere cosa c'era in cima al Monte Aiguille (Delfinato).
Il capitano fu costretto a portarsi scale, corde, pioli di legno e metallo per arrivare in cima.
Poi altra tappa nella storia delle ferrate fu l'equipaggiamento della via normale del Hoher Dachstein (Austria) nel 1843. Seguì nel 1869 l'attrezzatura con 400 metri di cavo della cresta che collegava le due cime del Grossglockner (3796 m.). Negli anni 1880 sul versante Est della Brenta le guide attrezzarono alcuni tratti per facilitare il passaggio dei loro clienti.
Nel 1903 viene costruita la prima vera via ferrata da parte del Club Alpino Austro-Tedesco sulla cresta Ovest (3343 m.) della Marmolada (allora era il confine tra Austria e Italia).
Ancora la via ferrata delle Mesule costruita nel 1912 al Pizzo Selva. Poi arriva la prima guerra mondiale con le sue aspre battaglie sull'arco alpino orientale. Nasce l'esigenza di avere posti di vedetta (anche per il tiro delle artiglierie) e di guardia su molte vette difficilmente raggiungibili e di permettere il collegamento tra le stesse al riparo dai tiri nemici.
Dopo la guerra nasce, nel 1936, nel gruppo del Brenta la via delle Bocchette. Dopo la tragica pausa della seconda guerra mondiale si ricomincia a costruire vie ferrate in Italia a fini alpinistici e turistici, negli anni '60 e '70 ci fu quasi una corsa alla costruzione e le vie ferrate divennero di moda suscitando polemiche di retroguardia culturale da parte dei vecchi circoli dirigenti del CAI. In Francia la prima via ferrata risale al 1988 (Frassinieres): nel 1990 erano 3 nel 2001 circa 100 nelle Alpi più una ventina sparse dai Pirenei alle Ardenne. Un vero "boom". A fine 2001 sono oramai più di 600 le vie ferrate in Europa (Italia, Austria, Germania, Svizzera, Slovenia, Francie e Andorra). Si trovano tutti i tipi di vie ferrate: da quelle "storiche" a quelle all'italiana (poco ferro e tanta roccia) a quelle alla francese (molto ludiche, accanto alle città, con tanto ferro), gratuite e a pagamento, in riva al lago (Garda) e in riva al mare (Peille). Ce n'è oramai per tutti i gusti.
Concludendo: le vie ferrate sono oggi un'attività turistico/sportiva che si offre a tutti. Più ludica della semplice escursione, la via ferrata offre delle grandi sensazioni di vuoto: l'itinerario serpeggia in genere su cenge, sentieri aerei, muri e placche esposte: è attrezzata con cavi, scale, gradini, mancorrenti, passerelle e altri equipaggiamenti che permettono al ferratista di compiere le sue evoluzioni su falesie e pareti altrimenti impraticabili, in piena sicurezza se si adottano tutte le necessarie precauzioni.
Statistiche curiose
Secondo un'inchiesta realizzata in Francia nel 1997:
- Le vie ferrate più frequentate in Francia erano: Les Vigneaux (66%), Valloire (60%), Fraissinieres (48%), Croix de Tolouse (40%)
- 12000 ferratisti all'anno percorrono la via ferrata di Les Vigneaux
- Il 46% degli itinerari è situato a meno di 1500 metri di altitudine, il 42% tra 1500 e 2500 metri, il 12% oltr i 2500 metri.
- Il 25% sono facili (F), il 63% di media difficoltà (D), il 12% molto difficili (MD)
- Il 30% delle ferrate hanno un tempo di percorrenza da 1 a 2 ore, il 40% da 2 a 4 ore, il30% oltre 4 ore.
- Il 36% dei "ferratisti" sono donne, il che è largamente superiore alla maggior parte delle altre attività di montagna.
- L'età media è di 33 anni.
- Il 60% arrampica in gruppo.
- Tra i ferratisti il 64% pratica il trekking, il 60% lo scialpinismo, il 35% la mountanbike, il 33% l'arrampicata.
- Origine dei ferratisti: 40% area Rodano-Alpi, 17% Provenza-Alpi-Costa Azzurra, 10% Ile de France (Parigi e dintorni) ed il 9% sono stranieri.
- Il più anziano: un ottantaseienne francese che ha fatto (ho visto le foto) la Prises de la Bastille (D/MD) a Grenoble.
bibliografia: le vie ferrate di Dario Gardiol