venerdì 17 marzo 2017

Sci escursionismo di ricerca

Dopo approfondite considerazioni sono arrivato alla conclusione che il mondo degli sciatori si divide in due gruppi: quelli che hanno imparato a sciare bene già da piccoli e quelli che non hanno imparato neanche da grandi (categoria alla quale io appartengo). Ma andiamo con ordine...
Ad un certo punto della mia vita, in età ormai adulta, costretto ad andare per monti solo nella stagione estiva (ai tempi non andavano ancora di moda le ciaspole come attività invernale, e lo sci da fondo non esercitava su di me una grande attrazione), decisi che dovevo imparare a sciare assolutissimamente per poter in seguito praticare lo sci-alpinismo. La prima volta che calzai un paio di sci, fu sulla pista baby di Bardonecchia, avevo un paio di sci abbandonati in cantina da mio cognato che superavano abbondantemente i due metri di lunghezza, così mi trovai in cima allo skylift che le punte degli sci erano già al fondo pista. Fu questo un periodo molto brutto (anche da raccontare), ma caparbiamente mi iscrissi ad un corso collettivo riuscendo persino ad imparare a curvare a spazzaneve. Quindi mi ritenni pronto per iscrivermi l'anno successivo ad un corso di sci-alpinismo. Dei miei primi approcci con questa disciplina devo però dire che non ricordo quasi nulla. Tuttavia non dimentico la grade sofferenza nei tentativi di scendere in neve fresca, dove io mi conficcavo nella neve per oltre un metro con gli sci che schizzavano verso l'alto, gli altri scendevano pannellando deliziose curve a "S". Per fortuna avevo un piano "B" per migliorare il mio stile: "dovevo semplicemente imitare gli sciatori più bravi" (cosa ovviamente mai riuscita). Infatti la regola base per sciare bene, induce a sporgersi completamente verso il vuoto sulla massima pendenza, quando invece la tentazione sarebbe quella di ritirarti tutto all'indietro, guardare fisso verso valle invece che guardare con rammarico i tuoi sci incrociati a "X". Lo sci-alpinismo è comunque fatica e sacrificio, spinge gli adepti ad alzarsi a orari antelucani affrontando a volte percorsi lunghissimi con "mille&mille" metri di dislivello battendo traccia nella neve fresca costringendo i piedi in scarponi a volte doloranti, a caricarsi sulle spalle zaini enormi (il più delle volte pieni di generi di conforto), con l'unica speranza di provare quell'ebbrezza nella discesa (a patto di possedere una minima tecnica della medesima) che in caso di neve brutta, può trasformare anche la persona più tranquilla in Jack lo Squartatore. Per concludere, inutile dire che non sono diventato un vecchio saggio ed esperto di montagna che sa valutare la consistenza del manto nevoso prevedendo la valanga solo annusando l'aria o assaggiando la neve. Oramai mi sono orientato verso uno "sci-escursionismo di ricerca", risalgo molto volentieri strade innevate e le piste di discesa nei giorni infrasettimanali quando queste sono chiuse. Quindi direi uno sci inteso come ricerca del percorso più facile-breve-tranquillo e sicuro per raggiungere la meta, possibilmente in buona compagnia e ancora meglio se corredata da una buona polenta in rifugio. E va bene così!

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