domenica 30 giugno 2013

Vallone degli Invincibili



 Per l'importanza storica che riveste, è da considerarsi uno dei luoghi più interessanti della Valle Pellice, questa Valle infatti fù l'ultimo nascondiglio dei Valdesi durante le persecuzioni del 1686. L'escursione all'Alpe Pra della Comba (1695 m.) si effettua su strada poderale in un ambiente ancora integro e selvaggio con bellissimi scorci sull'alta Val Pellice e sul Monviso. Due sono gli accessi, il primo da Villar Pellice e il secondo da Bobbio Pellice, le due partenze si intersecano alcuni tornanti prima dell'alpe. Unica avvertenza, l'accesso stradale da Villar Pellice a Bodeina presenta tratti molto stretti, difficoltosi in caso di incrocio con altre auto. (io sono partito da Bobbio Pellice, loc.Bessè).
























Partenza: Bessè 1030 m., Bodeina 1000 m.
Arrivo: Alpe Pra la Comba 1695 m.
Dislivello: 665 m., 695 m.
Difficoltà:
Tempo di salita: 2 ore 
Bibliografia: 70 facili escursioni di D. Zangirolami e R. Bergamino
Cartografia: IGC n.6 1:50.000
Accesso: autosrada Torino-Pinerolo, uscita Pinerolo e proseguire per la Valle Pellice. Superato l'abitato di Torre Pellice si giunge a Villar Pellice e si prosegue ancora per Bobbio Pellice. Al ponte sul torrente Subiac (appena prima di entrare in paese) imboccare la stradina asfaltata sulla destra che con qualche tornante, dopo circa tre km. giunge in località Bessè. Lasciata la borgata sulla destra, proseguire fin quasi al termine della strada asfaltata dove è possibile lasciare l'auto in corrispondenza di due piazzole. Per l'altro accesso, una volta giunti a Villar Pellice, appena prima della chiesa si continua a destra in via Indiritto. La strada sale per circa tre km., poco frequentata ma con tratti molto stretti; si incotrano due bivi dove è sempre indicato per Bodeina. Giunti alla frazione si svolta a sinistra subito dopo la fontana dove sono presenti alcuni posti auto. Da questo punto parte la sterrata che sale a Pertusel, accessibile alle auto, quindi si può salire ancora per circa 1.5 km. fino a Pertusel 1178 m., abbreviando così l'escursione.













Descrizione: dal parcheggio sopra Bessè, si continua sulla strada che poco dopo diventa strerrata e vietata al transito motorizzato. Si sale tra gli alberi toccando le case oramai abbandonate degli Alì 1148 m., del Bars 1210 m. e quelle ristrutturate del Cargiau 1260 m., a circa metà percorso si passa per il rifugio degli Invincibili 1356 m. http://www.rifugioinvincibili.it/. Continuando con scorci panoramici sulla Val Pellice e sul Monviso, dopo alcuni tornanti si incrocia la sterrata che sale da Pertusel. Ancora un ultimo tratto e alla vista di alcuni alpeggi si arriva al cartello di Pra la Comba che precede di alcuni tornanti l'alpeggio e il grande prato panoramico di Pra la Comba, dove dalla parte opposta si può vedere dall'alto la posizione strategica e panoramica di Pertusel.













Partendo invece da Bodeina si sale la sterrata che arriva a Pertusel, un gruppo di case dove è situato anche un agriturismo e una bella fontana. Dal tornante parte anche un sentiero che abbrevia l'itinerario, segnalato da un cartello. Proseguendo invece sulla sterrata, si scende leggermente passando accanto al parcheggio dell'agriturismo, dopo diversi tornanti si scollina e si entra nel versante che sale da Bobbio Pellice; infatti poco dopo si incrocia la strada che sale da Bessè. Da questo punto l'itinerario è comune a quello precedente.













Discesa: per l'identico percorso di salita

domenica 23 giugno 2013

Lago Biecai 1967 m.




 Escursione nella Valle Ellero che permette di osservare il tipico ambiente carsico delle Alpi Liguri.
Il primo tratto di itinerario conduce al rifugio Mondovì Havis de Giorgio, sormontato da pareti rocciose di forma dolomitica. Con il secondo tratto si raggiunge la conca che ospita il Lago Biecai, un lago carsico privo di acqua per la maggior parte dell'anno, ad eccezione della primavera quando le forti precipitazioni ed il disgelo riempiono le cavità sotterranee e permettono all'acqua di rimanere in superficie.




















Partenza: Porta di Pian Marchisio 1625 m.
Arrivo: Lago Biecai 1967 m.
Dislivello: 404 m.
Difficoltà: T sino al rifugio, E dal rifugio al lago
Tempo di salita: 1.30 ore 
Bibliografia: 70 facili escursioni di D. Zangirolami e R. Bergamino
Cartografia: IGC n.8 1:50.000, n.114 1:25.000
Accesso: dall'autostrada To-SV si esce a Mondovì, si seguono le indicazioni per Mondovì, successivamente per Villanova e Roccaforte, dove si imbocca la strada per la Valle Ellero in direzione di Prea e Rastello. Prima dell'abitato di Prea svoltare a sinistra per Rastello, seguire le indicazioni per rifugio Mondovì Havis de Giorgio e risalire tutta la valle fino a Porta di Pian Marchisio dove è possibile lasciare l'auto. Negli ultimi km. prima del piano la strada è a tratti sterrata e molto sconnessa, procedere quindi con molta prudenza.

















Descrizione: dal posteggio seguire la strada sterrata pianeggiante che attraversa interamente Pian Marchisio verso sud. Dopo poco tempo è già possibile scorgere il rifugio al fondo del pianoro sormontato dalle pareti rocciose della punta Havis de Giorgio, della Rocca del Pis e della più alta cima delle Saline. Al limite meridionale del pianoro la strada effettua alcuni tornanti e dopo un breve traverso si tralascia la deviazione per il Passo delle Saline, arrivando in breve al rifugio Havis de Giorgio (1761 m., h. 0.40).
Da questo punto l'itinerario diventa di tipo escursionistico. Si imbocca il sentiero GTA alle spalle del rifugio, seguendo le indicazioni per il Lago di Biecai. Il sentiero sale docemente i pendii sottostanti la punta Havis de Giorgio, inoltrandosi tra fitti rododendri nel vallone del Rio Ciappa. Dopo un lungo tratto pianeggiante si arriva presso un ultimo pendio più ripido, si segue il sentiero che con numerose svolte risale il versante e si arriva alla Porta Biecai 1998 m. Si continua a seguire il dentiero che discende leggermente, fino ad arrivare in breve alla conca che ospita il lago.















Discesa: per il medesimo percorso di salita.

domenica 16 giugno 2013

Parco della Burcina



 L'amore per la natura, una notevole conoscenza della flora esotica, una grande passione per il giardinaggio, probabilmente furono i presupposti che spinsero, verso la metà del 1800 Giovanni Piacenza, industriale laniero di Pollone, ad acquistare il colle Burcina e a trasformarlo in un parco seguendo gli indirizzi del giardino paesistico nato in Inghilterra nel 1700.
Egli mise a dimora le prime piante nella parte bassa del colle, tra cui le ormai gigantesche sequoie poste davanti al laghetto (1848) e costruì le prime infrastrutture (laghetti, sentieri, strade).
Il figlio Felice continuò per più di cinquant'anni, con tanta esperienza ed entusiasmo, l'opera paterna: realizzò la conca dei rododendri, continuò il tracciamento di strade e sentieri, piantò tantissime specie esotiche, seguendo un progetto estremamente informale per soddisfare soprattutto esigenze paesaggistiche ed estetiche. Dal 1935 il Parco è di proprietà del Comune di Biella. Negli anni '50 sono state eseguite ristrutturazioni di carattere generale quali: l'ampliamento della rete viaria, il nuovo accesso con il ponte sul rio Vandorba progettato dal paesaggista Pietro Porcinai, la posa del busto dedicato a Felice Piacenza, opera di Leonardo Bistolfi. Il resto è cronaca recente: il rinvenimento nel 1959 di materiale archeologico: asce, spiedi, frammenti di vasi, una brocca in bronzo (risalente alla metà del V-inizio IV secolo a.c.) conservata al museo del territorio di Biella, il tornado che nel 1967 sconvolse il parco; l'istituzione della Riserva Naturale Speciale del Parco Burcina "Felice Piacenza" con Legge regionale 24.4.80 n° 29.
Le finalità della Legge istitutiva sono: la tutela delle caratteristiche naturali, ambientali e paesaggistiche; la valorizzazione delle attività della riserva, la promozione dell'attività scientifica, culturale, didattica... Il territorio della Riserva (57 ha) interessa i Comuni di Pollone e Biella; quest'ultimo è proprietario del 72% dell'intera superficie. La gestione della Riserva è affidata ad uno specifico ed autonomo Ente Parco. (www.parcoburcina.org)



















Partenza: Pollone 570 m.
Arrivo: 825 m.
Dislivello: 265 m.
Difficoltà: T
Tempo di salita: 2 ore
Accesso: Dall'autostrada Torino-Milano, uscendo a Santhià (da Torino) o a Carisio (da Milano), si raggiunge facilmente Biella. Da qui, seguendo le indicazioni per Pollone e il Parco Burcina, si giunge in pochi minuti al parco. L'entrata principale si trova a Pollone vicino a piazza San Rocco dove vi è un ampio parcheggio a disposizione dei visitatori. Il parco è visitabile a piedi in qualsiasi momento. All'interno è vietata la circolazione di automezzi non autorizzati. Il giovedì non festivo dalle ore 9 alle 18, e il sabato non festivo dalle ore 9 alle 11, è consentito il transito alle autovetture che trasportano persone disabili o anziane (oltre 65 anni).


















Nel parco sono possibili diversi itinerari (segnalati in loco) che risalgono la collina portando ad osservare le numerose specie floreali presenti, stupenda in primavera, la fioritura di rododendri.

giovedì 6 giugno 2013

Ferrata Rocca dei Corvi

Quando sai tutte le domande... di Silvia Tessa
Ferie forzate. Capita in questi periodi di crisi. Messaggio inaspettato: "Mi forzo le ferie anche io e ferratina?". Meraviglia. Destinazione Rocca dei Corvi, una rocca sul fiume Mongia: oggi, solo un corvo a tagliare il cielo. Un ponte tibetano, un tratto verticale, un angolo storto, ma facilmente in cima. Una ferrata con il libro di vetta, su cui lasciare due boiate scritte a segnare il tuo passaggio. Qualche foto, qualche chiacchiera. Con un accenno di delusione misto rimpianto, ammetti: "Sai, quando ho iniziato avevo paura tutte le volte, era bellissimo, quest'anno meno, non ho più quell'eterno pensiero che se manco l'appoggio sono fottuta. Un po' mi spiace." E lui ascolta e sorride, ti lascia parlare. "Sa, scendiamo? La discesa è un po' scabrosa, vuoi la corda?" Lo guardi come dire "Ma minchia, mi ascolti quando parlo? T'ho detto che non ho più strizza!" e invece educatamente dici "Scabroso? No dai, proviamo senza". Non c'è un sentiero a scendere, si disarrampica. Un passo titubante, trovi l'appoggio, un passo un po' più deciso. Scabroso, sì. "Randa, tutto ok?" Scendi un altro passo, ma qui un appoggio dove lo trovi? Cerchi. Non trovi. No dai, non dovrai mica scendere di braccia? Ed eccola lì, quell'emozione, quella strizza, quel "Ciao mamma, guarda come mi diverto!". Lui continua a sorridere. Il bastardo. Senza più chiedere, dallo zaino escono una corda e un paio di moschettoni, dal volto un ghigno divertito: "E prova sta emozione della corda!?" E proviamola. Con una corda legata in vita, finisci anche per fidarti delle braccia, che se cedono loro, c'è lei. E si scende. Da sotto poi, gli appoggi si vedevano. Il solito dannato senno di poi. Intanto quella sensazione di delusione misto rimpianto è svanita, ha lasciato il posto all'adrenalina, ai battiti a mille che pian piano scendono, mentre scendi anche tu. Oggi più che mai sai che Quino aveva ragione: quando ormai sai tutte le risposte, ti cambiano le domande. L'uomo con la corda ha smesso di sorridere, ora ride proprio! Ti sei giocata un po' di dignità, ma ci ridi su: alla tua età l'orgoglio non è più in cima alla lista. Forzate o no, di sicuro non son state ferie sprecate.
Meritato pranzo da Walter, a Viola St. Gree. Gli antipasti vanno abbondanti, i gnocchi alla bava sono troppi, ma basta chiedere, e te li lasciano portare a casa, esattamente come da mamma.


Randagia, che le risposte non le sai mai tutte.http://www.randagiconmeta.com/sai-tutte-le-domande/ La relazione della ferrata: http://verticalemanontroppo.blogspot.it/2010/10/ferrata-rocca-dei-corvi.html

domenica 2 giugno 2013

Monte Soglio 1971 m.



Bellissima escursione da effettuarsi nei periodi autunnali/primaverili, in estate la sconsiglio per il caldo e la quota non elevata, in inverno si rivela un buon percorso con le ciaspole o da sci-alpinismo.
Non presenta difficoltà, ma non fatevi però ingannare dal modesto dislivello, esso è compensato da un notevole sviluppo (credo 12 km. A/R), numerosi i sali-scendi con conseguente perdita di dislivello.
Stupendo il panorama, se la giornata è limpida, spazia dal Monviso al Gran Paradiso al Cervino.




















Partenza: Balmassa 1350 m.
Arrivo: Monte Soglio 1971 m.
Dislivello: 621 m.
Difficoltà: E
Tempo di salita: 2.30 ore 
Cartografia: IGM f.42 tav. Sparone 
Accesso: da Torino, percorrere la tangenziale per Caselle e seguire le indicazioni per Rivarolo e Cuorgnè. Poco prima di arrivare a quest'ultima località, deviare per Alpette, (possibilità di rifornimenti alimentari nel commestibile del paese). Dopo circa 10 km, al bivio prima del paese di Alpette (cartello indicatore per Ceritti, Trione,...) a sinistra seguendo sempre la strada principale che termina con un ampio spiazzo dove si lascia la vettura.



















Descrizione: Lasciata l'auto in località Balmassa, si sale lungo un sentiero tra faggi e bettulle, usciti dal bosco, il terreno diventa pascolivo, siamo in località Bassa, il sentiero si biforca, a sinistra si và alle Rocche di San Martino, a destra si và a Mares (volendo si può abbinare alla salita anche questa cima). Il sentiero, pianeggiante e a mezzacosta, arriva in un immanso pendio erboso, disseminato di piccole baite e dalla Chiesa di San Bernardo (rifugio incustodito.Si prosegue sempre di fronte passando vicino ad un traliccio (il più elevato) di un elettrodotto, il percorso, (a tratti perde quota), raggiunge la depressione pianeggiante del Colle di Pessia. Di qui, si inizia a salire, il sentiero, si inerpica in una zona arbustosa, raggiungendo le baite dell'Alpe Caluso, attraversate le costruzioni, si percorre una breve scalinata, quindi si svolta a destra e si prosegue sul sentiero ben visibile fino alla cima. Sulla sommità si trova una statua della Madonna, con una caratteristica campana, un parafulmine, una lapide con il libro di vetta e una tavola d'orientamento del Cai di Forno Canavese.






























Discesa: per il medesimo percorso di salita.