lunedì 31 ottobre 2011

Ferrata Deanna Orlandini al Reopasso

Accesso: Autostrada per Genova con uscita a Busalla, si prosegue per Crocefieschi dove si può posteggiare l'auto nei vari parcheggi nel paese.
Difficoltà: PD/MD
Dislivello: 230 m.
Tempi: 4 ore A/R
Bibliografia: Vie ferrate Alpi Italo-Francesi di Dario Gardiol

Descrizione: risalire la via XX settembre sino alla Madonna della Guardia (segnavia quadrato giallo vuoto) poi per un bivio a sinistra nel bosco. Si continua in un castagneto all'attacco dell'Anchise, cuspide rocciosa (cartello arancione). Si prende la traccia a destra alla spalla della Lumaca o Anchise (bolli arancione all'attacco della ferrata). Due varianti: a sinistra porta ad una cavità e poi una profonda fenditura (20 metri) da percorre in piano (D),
la quale presenta un'uscita in camino (
MD). A destra si affronta un breve risalto (F) che si congiunge all'uscita superiore della fessura. Si continua verso la cima con un passo di II°.
Si scende verso il colletto con un tavolo da pic-nic. Si arriva così alla parete Sud della Biurca (forca) dove volendo si può tornare per sentiero a
sinistra. Dalla sella si attacca la seconda parte della ferrata. Si inizia con una paretina appoggiata (PD) che termina su un grande spiazzo, si affronta poi lo spigolo Sud-Est della Biurca. Qui i cavi portano su una cengia che si percorre verso destra dove c'è un'altra scelta: a) attaccare la parete Est, prima verticale e poi strapiombante (D+/MD) per 20 metri e traversare a sinistra (D, molto aereo) tornare sullo spigolo che porta alla vetta (Madonnina e libro di vetta), scendendo poi al bivacco.
b) tralasciata la parete Est si continua a destra, risalendo un sentiero con un passaggio di II° con maniglie che porta al bivacco città di Busalla. Dal bi
vacco si prosegue sulla Biurca Nord (croce). Si può tornare al tavolo da pic-nic in 30 minuti per la via normale che sale dal versante Ovest (sinistra). Il percorso continua scendendo ad Est (destra, cartello ferrata) sino al sentiero di ritorno dalla Carèga do Diao (Sedia del Diavolo). A destra dei cavi portano su una cengia da percorrere veso Nord-Est, si traversa per 150 metri (PD) fino al gendarme del braccio destro della Carèga, dove un ponte delle scimmie porta all'attacco (evitabile tornando su sentiero con cavo attrezzato, PD). Ora si affronta il difficile risalto di 15 metri (MD) che porta al sedile, poi una paretina conduce alla vetta (957 m.).




Discesa: Dalla vetta della Carèga do Diao dei cavi puntano in discesa a Sud-Ovest e portano ad un traverso cablato e di qui al sentiero da seguire a ritroso sino alla vetta della Biurca Nord, dove si prende la normale di salita ad Ovest (cablata). Si segue il sentiero verso Sud sino al tavolo da pic-nic, poi si prosegue per Crocefieschi.
Considerazioni: questa è una ferrata molto particolare, perchè eccetto i due cavi di assicurazione non esistono gradini per la progressione. Per cui nei tratti MD (sono tre, peraltro evitabili) occorre avere molta forza nelle braccia e una discreta padronanza nell'arrampicata.
La ferrata è percorribile tutto l'anno, eccetto in caso di neve e la scosiglierei nei mesi più caldi.

sabato 15 ottobre 2011

Tre Grandi dell'alpinismo

Gian Carlo Grassi, Renato Casarotto e Gianni Comino, possono essere considerati come i "padri" dell'alpinismo moderno, un alpinismo in sintonia con le leggi della natura.
1978 - Grassi, Casarotto e Comino inventano una via improbabile sulla parete nord dell'Aiguille Verte.
1978 - 21 luglio, Grassi, Casarotto e Comino, dalla Brenva per il canale nord-est, raggiunsero la Brèche sud de Dames Anglaises.
Giancarlo Grassi - (1946-1991) nato a Condove (Torino), scomparso a 44 anni per un incidente sui monti Sibillini, amava ricordare che proprio in Val di Susa e nelle Valli di Lanzo era nata la sua passione per la montagna. Gli anni '70 lo vedono in prima fila tra i principali protagonisti del "Nuovo Mattino", un gruppo di alpinisti che seguono il "verbo" espresso dall'arrampicata californiana. Ancora in quell'anno si apre il secondo importante capitolo della sua grande carriera alpinistica, coincisa con lo sviluppo in Italia della "piolet traction", ovvero la tecnica di salita su ghiaccio, già sviluppata in Francie e Scozia. Sarà il suo mondo, dove riuscirà a dare il meglio di se dimostrando il suo coraggio e la sua preparazione.
Renato Casarotto - (1948-1986) nato a Vicenza, alpinista completo di grande esperienza internazionale, sono memorabili le sue imprese solitarie sia d'estate che d'inverno sulle Alpi e in Dolomiti. Ha compiuto numerose salite invernali in condizioni proibitive, spesso in solitaria e superando difficoltà estreme ancora oggi valutate di Vll° grado. Metodico, posato, timido ma animato da una grande passione, ha raccolto forse gli ultimi scampoli di un alpinismo antico e irriproducibile, senza compromessi, apparentemente condannato alla via del tramonto.
Il 16 luglio 1986 precipita in un crepaccio vicino al campo base di ritorno dalla vetta del K2.
Gianni Comino - (1952-1980) monrengalese, maturato alpinisticamente sulle Alpi Marittime e si è avvicinato gradualmente al Monte Bianco.
In lui colpisce la felice simbiosi, come scrisse Gian Piero Motti tra lo slancio emotivo e spirituale e la lucida freddezza, quasi da automa nella realizzazione pratica.
1980 - 28 febbraio. Gianni Comino riparte per un progetto ancora più azzardato: lo spaventoso colatoio racchiuso tra gli speroni della Major e della Poire sulla stessa Brenva.
E' una specie di roulette russa con le varie barriere sospese (esposte a levante) che sbarrano il cammino e possono precipitare da un momento all'altro, anche nel pieno rigore dell'inverno.
Ormai nei pressi dell'uscita, il solitario Gianni viene colpito da una scarica e precipita.

Foto:
Grassi, Casarotto e Comino al Rifugio Monzino (foto: S.Lovison)
Fonti: tratte dal sito di Angelo Elli

lunedì 3 ottobre 2011

Con il mitico Dario Gardiol


con il quale ho avuto il piacere di condividere la ferrata della Cascade de la Pisse.

Ferrata di Pra Premier

Accesso: Dal Monginevro si scende a Briancon, poi per la D902 si sale al Colle dell'Izoard e si scende ad Arvieux/Brunissard (1.750 m.), dove un mini cartello indica la via ferrata, si continua in direzione del campeggio e poi per altri due km. sino alla fine della strada asfaltata dove si posteggia. Volendo si può proseguire ancora oltre su strada sterrata sino al parcheggio successivo. In alternativa si può raggiungere la ferrata passando anche dal Colle dell'Agnello in Valle Varaita, scendendo con la D205.
Note: questa ferrata è abbinabile all'altra ferrata della Cretes de Combe la Roche, leggermente più impegnativa della Pra Premier (difficoltà AD/D). In questo caso conviene posteggiare al primo par
cheggio e fare prima la ferrata de Combe, in quanto nella discesa da questa, si incontra l'attacco della Pra Premier.
Periodo: maggio-ottobre, esposizione est/sud
Difficoltà: AD+
Tempi: 2 ore A/R
Quota raggiungibile: 2.265 m.
Bilbliografia: Le vi
e ferrate volume 2 di Dario Gardiol

Descrizione: Dal parcheggio seguire le indicazioni per la ferrata e proseguire sino al lago artificiale, contornarlo a sinistra e salire gli evidenti sfasciumi del canale sotto al torrione dove si svolge la ferrata. L'attacco (quota 2.080 m.) facile si trova sulla destra del canale. Si inizia con un bel muretto verticale, seguito da una traversata ascendente. Ancora una traversata molto aerea a sinistra conduce al centro della parete, dove si trova un muro verticale che tira leggermente di braccia. Un nuovo muro, intanto il panorama si amplia e si intravede in lontananza la sagoma del Monviso. Ore delle belle placche compatte, verticali ed aeree seguite da una risalita verso destra. Ora una salita ad "S" da destra verso sinistra, molto aerea porta al superamento di una strapiombo. Da qui uno speroncino roccioso e meno ripido conduce brevemente alla cima a quota 2.265 m. da cui si gode di un panorama magnifico.

Discesa: si ritorna a sinistra per tracce e sentiero segnalato con ometti alle miande di Clapeyto, e prima di raggiungerle, ancora a sinistra contornando il torrione appena scalato, si arriva al laghetto artificiale in circa 30 minuti. Altrimenti, leggermente più lunga ma gradevole, alle mandie girare a destra sino ad incontrare la strada bianca che in circa 45 minuti riporta al cartello della ferrata.