domenica 28 novembre 2010

Colle Braida e dintorni

La Val Sangone, ampiamente conosciuta e frequentata dai Torinesi per la villeggiatura estiva grazie alla sua vicinanza alla città, questa valle presenta zone adatte alle gite con racchette da neve molto favorevoli. Alcune stradine chiuse al traffico d'inverno consentono però di effettuare piacevoli percorsi, dove l'interesse panoramico con vedute sia sulla pianura che sulle montagne circostanti, è sicuramente l'aspetto prevalente. La quota non elevata limita un po' il periodo di effettuabilità dei percorsi, che sono quindi tipicamente invernali (anche se queste escursioni nel periodo autunnale con i suoi colori, risultino alquanto soddisfacenti) in compenso in pieno inverno l'innevamento è solitamente buono e, data la breve distanza dalla città, anche le giornate più corte dell'anno permettono di compiere piacevoli gite senza dover partire e tornare con il buio.










Accesso: Da Avigliana si raggiunge Giaveno e all'inizio del paese si piega a destra seguendo le indicazioni per il colle Braida, cui si perviene dopo aver superato le diverse frazioni di Valgioie. Si può anche arrivare al colle Braida direttamente da Avigliana salendo per la strada che attraverso San Pietro conduce alla Sacra di San Michele (strada che alla domenica e nei giorni festivi è regolamentata dal senso unico).
Cartografia: IGC Torino-Pinerolo e bassa Val di Susa
Esposizione: Est, poi Nord e Sud a tratti alterni, trattandosi di percorso di cresta.
Lunghezza: Km. 10 circa A/R
Dislivello: m. 400 circa
Periodo migliore: Dicembre-Febbraio
Difficoltà: MR
Bibliografia: Fondo escursionismo in Piemonte di Ezio Sesia
Descrizione: Piacevole percorso di cresta, che dopo una prima parte ripida anche se su strada relativamente ampia, si snoda sullo spartiacque tra Val Sangone e bassa Valle di Susa a lievi saliscendi tra boschetti e radure, con ottime vedute sulle montagne dell'Orsiera. Nessun pericolo di valanghe; particolarmente consigliata dopo una nevicata.
Dal piazzale del colle Braida (m.1007) imboccare un'ampia strada sulla sinistra e dopo pochi metri piegare decisamente
a destra. Seguire sempre la strada e dopo un km. circa ad un nuovo bivio occorre tenere ancora la destra (talvolta fino a queto punto la strada è ripulita dalla neve). Si prosegue sempre con una certa pendenza fino a portarsi in cresta nei pressi di una cava. Inizia ora il tratto migliore del percorso, facile ed estremamente panoramico, con piccoli saliscendi. La strada si tiene inizialmente sul versante valsusino, traboschi di larici e betulle, dove l'esposizione a Nord permette di trovare spesso neve in ottime condizioni. Ad un piccolo ripiano si trova un cartello informativo del Sentiero dei Franchi. A questo punto si risale sul costoncino soprastante seguendo le indicazioni colle Bione e si arriva al punto più panoramico, oppure volendo proseguire ancora si arriva sino al colle Bione (m.1420) e raggiungere la cappella che offre anche un piccolo ricovero invernale sempre aperto in cui è possibile trovare rifugio in caso di maltempo.













Discesa: per il medesimo percorso di salita.



domenica 21 novembre 2010

Pillole d'alta quota

“La montagna è una febbre che ti prende da giovane e ti resta dentro, anche se il mondo va cambiando intorno a te, anche se i muscoli un giorno dicono basta e la famiglia reclama i tuoi spazi, e forse altre ragioni di vita meno egoistiche e più nobili vengono a sovrapporsi nel corso del tempo. Nonostante tutto alpinisti si resta, e da alpinisti, fino all’ultimo, si continua ad osservare le montagne con sguardo obliquo, cercando vie di salita, vagliando i colori e la grana della roccia, soppesando le condizioni del ghiaccio nell’algida luce di un’alba o nel riverbero di un tramonto. L’attaccamento alle pareti non si misura con gli anni e forse nemmeno con l’azione. Si misura con la passione. Questo è il fantastico, enigmatico, umanamente folle e follemente umano fascino della montagna, dove non ha senso ciò che si vede, ma solo quello che non si vede. Quella fiammella che gli alpinisti si portano dentro cercando di non scottarsi troppo.”

Enrico Camanni