giovedì 30 dicembre 2010

Trucco (m.1300) Pian Gelassa (m.1550) Draie (m.1489) Trucco (m.1300)

Accesso: Superata Susa continuare sulla S.S. 24 fino al bivio che porta al Frais, imboccare la strada e continuare fino alla Madonna della Losa. Proseguire ancora fino alle grange del Trucco (parcheggio sulla ds. e cartello per Pian Gelassa) dove sulla sn. si stacca la strada per Pian Gelassa
Esposizione: Nord
Lunghezza: Km.9 A/R
Dislivello: m.250
Difficoltà: MR
Periodo migliore: dicembre - gennaio
Cartografia:
I.G.C. Valli di Susa Chisone e Germanasca
Bibliografia: Fondo escursionismo senza confini di Rosanna Carnisio











Descrizione:
Escursione di inizio stagione, l'esposizione a Nord elimina i rischi di scarso innevamento. Relativamente facile e la vicinanza a Torino, consente di svolgere questa gita in tempi relativamente brevi.
Da dove si lascia l'auto (grange del Trucco m.1300) si segue la strada che si inoltra nel vallone del torrente Gelassa che scende dal monte Pintas e progredire sui corti e stretti tornanti nel bosco per circa m.200 di dislivello, fino a raggiungere le case Fontanette. Alla fine dei tornanti la salita si fa meno ripida sino a diventare un falsopiano. Giunti così agli ex impianti di sci. oramai in disuso e abbandonati (un
vero scempio) è possibile prendere una delle due strade che formando un anello circolare portano a raggiungere l'aperto pianoro di Pian Gelassa.
Per la discesa seguire la strada che, superate le case Pracorno (m.1520) e le case Draie (m.1489), perde rapidamente quota fino a raggiungere la strada asfaltata che sale al Pian del Frais. Si ritorna così al Trucco, se in precedenza non si è provveduto a lasciare un'auto in questo punto.


domenica 19 dicembre 2010

Rifugio Geat Val Gravio m.1340

Accesso: Dalla SS.24 della valle di Susa, giunti a San Giorio deviare a sinistra seguendo le indicazioni per Città. La strada sale con numerose svolte tra caratteristiche borgate sino ad un ben segnalato bivio presso la frazione Città, indicazioni a destra per il Rif. Amprimo. Proseguire ancora per la strada per 1 Km. sino alla borgata Adret (m.1100).
Località di partenza: Adret (1100 m.c.)
Dislivello: 240 m.
Tempo di salita: 1 ora
Cartografia: IGM f. 55, tav. Bussoleno e Monte Orsiera
Segnavia: EPT 512
Periodo: Gennaio - Febbraio
Difficoltà:
MR

Descrizione: Dal parcheggio di Adret imboccare una larga mulattiera (segnavia EPT 512) che s'inoltra tra le case e sale in un bosco di castagni sulle pendici orientali della Punta dell'Adret. Più avanti, fattasi quasi pianeggiante, supera alcune baite, le case Passet, raggiungendo un punto dove è visibile tutto il Vallone del Gravio, dominato dal Villano e dal Rocciavrè. Il sentiero si abbassa lievemente, per poi continuare con lievi saliscendi pervenendo così al Rifugio nascosto tra una folta vegetazione.
Discesa: seguendo l'itinerario di salita (40 minuti)










Note: il Rifugio è aperto nei giorni festivi e prefestivi da febbraio all'Epifania. Continuativo Luglio e Agosto.
Gestore Mario Sorbino, tel. Rifugio 011.9646364 cell. 333.8454390
Sito internet: www.rifugiovalgravio.it
e-mail: custodi@rifugiovalgravio.it


domenica 5 dicembre 2010

Certosa di Monte Benedetto m.1170

Gita di bassa quota, da effettuarsi subito dopo una abbondante nevicata, in quanto non presenta pericoli di valanghe. Il percorso non è ripido se ci si mantiene sulla strada carrozzabile, ma si possono tagliare i vari tornanti attraverso il sentiero nel bosco. La meta è un insediamento monastico certosino (1196-1498), grazie al suo isolamento ha mantenuto intatte molte caratteristiche architettoniche, e ha soprattutto intatto il fascino della storia.
Accesso: SS.24 della valle di Susa fino ad incontrare il bivio per Villarfocchiardo, attraversare il paese seguendo le indicazioni per Castellaro e Certosa di Monte Benedetto. Normalmente la strada viene tenuta sgombra dalla neve sino a quota 700 m. sopra Castellaro.
Cartografia: IGC Torino-Pinerolo e bassa Val di Susa
Esposizione: Nord
Lunghezza: Km. 12 circa A/R
Dislivello: m.500 circa
Periodo migliore: Gennaio-Febbraio
Difficoltà: MR
Bibliografia: Fondo escursionismo in Piemonte di Ezio Sesia

Descrizione: Dal punto in cui si lascia l'auto, si prosegue lungo la carrozzabile che si alza con numerosi tornanti non troppo ripidi tra boschi di castagni, betulle e faggi, intervallati da ampie radure che consentono un ottimo panorama sul versante opposto della valle. Salendo si superano le case di Mongirardo inferiore, Mongirardo 'd mes e Liutera. Si prosegue ancora per un buon tratto, sino a quando sulla destra si inizia ad intravedere tra gli alberi la Certosa. Ad un tornante si abbandona la diramazione verso sinistra e piegando verso destra con percorso pianeggiante si raggiunge la Certosa, proseguendo ancora oltre si raggiungono un gruppo di case ben esposte al sole, dove è possibile una piacevole sosta. Discesa lungo lo stesso itinerario.




domenica 28 novembre 2010

Colle Braida e dintorni

La Val Sangone, ampiamente conosciuta e frequentata dai Torinesi per la villeggiatura estiva grazie alla sua vicinanza alla città, questa valle presenta zone adatte alle gite con racchette da neve molto favorevoli. Alcune stradine chiuse al traffico d'inverno consentono però di effettuare piacevoli percorsi, dove l'interesse panoramico con vedute sia sulla pianura che sulle montagne circostanti, è sicuramente l'aspetto prevalente. La quota non elevata limita un po' il periodo di effettuabilità dei percorsi, che sono quindi tipicamente invernali (anche se queste escursioni nel periodo autunnale con i suoi colori, risultino alquanto soddisfacenti) in compenso in pieno inverno l'innevamento è solitamente buono e, data la breve distanza dalla città, anche le giornate più corte dell'anno permettono di compiere piacevoli gite senza dover partire e tornare con il buio.










Accesso: Da Avigliana si raggiunge Giaveno e all'inizio del paese si piega a destra seguendo le indicazioni per il colle Braida, cui si perviene dopo aver superato le diverse frazioni di Valgioie. Si può anche arrivare al colle Braida direttamente da Avigliana salendo per la strada che attraverso San Pietro conduce alla Sacra di San Michele (strada che alla domenica e nei giorni festivi è regolamentata dal senso unico).
Cartografia: IGC Torino-Pinerolo e bassa Val di Susa
Esposizione: Est, poi Nord e Sud a tratti alterni, trattandosi di percorso di cresta.
Lunghezza: Km. 10 circa A/R
Dislivello: m. 400 circa
Periodo migliore: Dicembre-Febbraio
Difficoltà: MR
Bibliografia: Fondo escursionismo in Piemonte di Ezio Sesia
Descrizione: Piacevole percorso di cresta, che dopo una prima parte ripida anche se su strada relativamente ampia, si snoda sullo spartiacque tra Val Sangone e bassa Valle di Susa a lievi saliscendi tra boschetti e radure, con ottime vedute sulle montagne dell'Orsiera. Nessun pericolo di valanghe; particolarmente consigliata dopo una nevicata.
Dal piazzale del colle Braida (m.1007) imboccare un'ampia strada sulla sinistra e dopo pochi metri piegare decisamente
a destra. Seguire sempre la strada e dopo un km. circa ad un nuovo bivio occorre tenere ancora la destra (talvolta fino a queto punto la strada è ripulita dalla neve). Si prosegue sempre con una certa pendenza fino a portarsi in cresta nei pressi di una cava. Inizia ora il tratto migliore del percorso, facile ed estremamente panoramico, con piccoli saliscendi. La strada si tiene inizialmente sul versante valsusino, traboschi di larici e betulle, dove l'esposizione a Nord permette di trovare spesso neve in ottime condizioni. Ad un piccolo ripiano si trova un cartello informativo del Sentiero dei Franchi. A questo punto si risale sul costoncino soprastante seguendo le indicazioni colle Bione e si arriva al punto più panoramico, oppure volendo proseguire ancora si arriva sino al colle Bione (m.1420) e raggiungere la cappella che offre anche un piccolo ricovero invernale sempre aperto in cui è possibile trovare rifugio in caso di maltempo.













Discesa: per il medesimo percorso di salita.



domenica 21 novembre 2010

Pillole d'alta quota

“La montagna è una febbre che ti prende da giovane e ti resta dentro, anche se il mondo va cambiando intorno a te, anche se i muscoli un giorno dicono basta e la famiglia reclama i tuoi spazi, e forse altre ragioni di vita meno egoistiche e più nobili vengono a sovrapporsi nel corso del tempo. Nonostante tutto alpinisti si resta, e da alpinisti, fino all’ultimo, si continua ad osservare le montagne con sguardo obliquo, cercando vie di salita, vagliando i colori e la grana della roccia, soppesando le condizioni del ghiaccio nell’algida luce di un’alba o nel riverbero di un tramonto. L’attaccamento alle pareti non si misura con gli anni e forse nemmeno con l’azione. Si misura con la passione. Questo è il fantastico, enigmatico, umanamente folle e follemente umano fascino della montagna, dove non ha senso ciò che si vede, ma solo quello che non si vede. Quella fiammella che gli alpinisti si portano dentro cercando di non scottarsi troppo.”

Enrico Camanni

domenica 24 ottobre 2010

Ferrata Rocca dei Corvi

Bellissima ferrata, non lunga ma suggestiva ed appagante. Vista dal poggio panoramico, la Rocca dei Corvi appare come un monolito molto ardito che ricorda il campanile di Val Montaia. Essendo la Rocca composta di rocce vulcaniche piuttosto friabili, fare attenzione a non far cadere sassi durante l'arrampicata.
Accesso:
Autostrada TO-SV, uscita a Ceva, poi per la Val Mongia, Poggi, Piani, Lisio, poi verso Viola Saint Gree (castello Rocca dei Corvi) fino alla cappella di Santa Caterina dove si parcheggia
Periodo: tutto l'anno, particolarmente suggestivo in autunno per i bellissimi colori (non dopo la pioggia e se gelato ramponi e picozza)
Difficoltà: PD/D
Dislivello: 130 m. dalla base del torrente Mongia, 100 m. dal ponte tibetano
Tempi:
2 ore e 30 minuti A/R (compreso il primo tratto)













Descrizione:
Dal parcheggio, si prende la stradina a sinistra della chiesetta, e seguendo le varie indicazioni si scende verso il torrente in uno splendido bosco (in autunno colori stupendi).
Si arriva ora ad un poggio, proprio di fronte alla Rocca. Si deve ora scegliere:
1) sentiero a sinistra che in 15 minuti po
rta all'attacco in basso sul torrente, per il percorso completo (consigliato, tanto il ponte tibetano viene fatto al rientro).
2) sentiero a destra che in 5 minuti porta direttamante
al ponte tibetano.
Partendo
dalla base del fiume, si inzia con un breve traverso, che porta ad una prima cascata, dove si risale per una ventina di metri (poco difficile). Un ponticello porta all'attacco di un nuovo risalto (poco più difficile del precedente) in un ambiente molto suggestivo. Si giunge così ad un ultimo risalto con tratti leggermente strapiombanti e ci si trova su una cengia che si collega al ponte tibetano (che si percorrerà al rientro, oppure può essere utilizzato come via di fuga). Inizia qui la seconda parte della ferrata, si continua a sinistra con un traverso esposto ma non difficile, a cui segue un tratto vrticale di 30 metri. Si entra ora in un piccolo camino con una simpatica uscita in esposizione alquanto impegnativa. Si traversa ora a sinistra e con movimenti elicoidali si superano una serie di muri e cenge in grande esposizione, giungendo in
vetta con un percorso aereo molto bello. Poco posto in vetta (max 3 o 4 persone) dove conviene comunque rimanere assicurati al cavo.

Discesa: da non sottovalutare, almeno nella prima parte, dove sono presenti dei punti delicati ed esposti, poi alla fine del tratto cablato diventa più semplice, si scende nel bosco tenendo la destra e si arriva al ponte tibetano. Percorso il ponte si sale sul sentiero e in breve tempo si arriva al poggio di partenza.

lunedì 13 settembre 2010

Ferrata Aiguillette du Lauzet

Questa è una delle prime vie ferrate attrezzate in Francia, pertanto abbordabile a molti, in quanto non vi era ancora la concezione di creare passaggi atletici. Questa ferrata infatti sfrutta una serie logica di cenge trasversali con andamento da sinistra verso destra, anche per non intaccare troppo le vie alpinistiche esistenti. Infatti siamo nel gruppo dei Cerces, ove vi sono vie alpinistiche sulle molte guglie che caratterizzano la zona. Pertanto la ferrata si sviluppa in ambiente prettamente alpino, quindi più soggetto ai pericoli della montagna (scarica di pietre, temporali da cui non è facile ripararsi con una rapida fuga).
Accesso:
Attraverso la Valle di Susa, fino a Claviere, proseguire per il Colle del Monginevro, Briancon direzione Col du Lautaret, fermandosi 6 Km. prima del colle, dopo Monetier-les-Bains
a destra del villaggio di Le Lauzet (1668 m.), da cui prende il nome questa montagna, al parcheggio del Pont-de-l'Alpe dove si lascia l'auto.
Durata del percorso: 3h 30 minuti - 4h (avvicinamento compreso)
Difficoltà: Media difficoltà
Dislivello: In totale 901 m. di cui 550 m. di avvicinamento e 401 m. di ferrata
Altezza massima raggiungibile: 2611 m.
Periodo: Da giugno a ottobre
Bibbliografia: Un gancio in mezzo al cielo di L. Marchisio - Le vie ferrate di Dario Gardiol
Descrizione: Dalponte prendere la mulattiera che sale all'Alp du Lauzet (1940 m.) in 45 minuti circa, poi proseguire per il Colle di Chardonnet (avendo l'Aiguillette a destra) e dopo 15 minuti si sale a destra su cenge erbose dove comincia la ferrata (cartello indicatore).
La via si sviluppa da sinistra a destra attraversando tutta una serie di cenge alla base del grande paretone dellì Aiguillette du Lauzet. Questa forse è la parte più pericolosa della ferrata, perchè il terreno è abbastanza friabile, per cui bisogna prestare attenzione nel caso vi siano altre cordate sopra. sempre salendo in diagonale si trova una breva scala appoggiata alla parete da salire, da quì in izia la parte più interessante della ferrata. Un traverso e poi una discesa portano all'interno di una curiosa fessura, stretta e scura, dove le taglie grandi devono necessariamente togliersi lo zaino. Ci si innalza poi ad una sella con varie placche e creste in un canalino pietroso e ripido. Ancora un tratto attrezzato sulla destra e in poco tempo si tocca la cima. Il panorama è meraviglioso sugli Ecrins e il Brianconese, ma il panorama è bello durante tutto il percorso della ferrata, con la possibilità di avvistare numerosi stambecchi.
Discesa: Si ritorna al colle e si segue il sentiero che scende sul versante opposto alla salita, all'altopiano "Le Pervou" a 2430 m. Da qui il sentiero scende rapidamente sul versante Ovest e, con una serie di tornanti arriva ad incrociare il "Chemin du Roy" ritornando così all'Alp du Lauzet e al parcheggio (1 ora e 30 minuti circa)
https://www.youtube.com/watch?v=jtsmhGIEDlE&list=UUI3mrR-codcPKwE4xEkLwHw

lunedì 6 settembre 2010

Ferrata Orrido di Foresto

La ferrata dell'Orrido di Foresto è situata in uno dei santuari dell'arrampicata valsusina degli anni '80. Penetra nella forra intagliata nel fianco orientale del Rocciamelone, fra rocce aggettanti, cascate e pozze smeraldine. L'ambiente è tetro e spettacolare nel medesimo tempo, il torrente scorre impetuoso costantemente sul fondo del canyon. I fianchi dell'orrido sono molto scoscesi ripidi ed in molti casi verticali e strapiombanti, pertanto non offrono nessuna via di fuga, rendendo così il percorso decisamente emozionante.
Dislivello: 250 m.

Tempo di percorrenza: 2/3 ore
Difficoltà: D
Periodo: Percorribile tutto l'anno, tenendo conto
che nei mesi invernali il percorso può presentare tratti ghiacciati. Assolutamente non va percorsa dopo abbondanti piogge o temporali e durante lo scioglimento delle nevi, in quanto la portata d'acqua nel canyon la renderebbe molto pericolosa e impercorribile.
Accesso:
Autostrada Torino-Bardonecchia, uscita a Bussoleno, si continua sulla statale 25 verso Susa fino a Foresto (cartello Orrido di Foresto), parcheggiare nel paesino di fronte al monumento ai caduti.

Descrizione: Dal parcheggio attraversare il ponte sul torrente del Rocciamelone e risalire verso l'evidente spaccatura dell'orrido che si raggiunge in pochi minuti. Entrando nell'orrido si noteranno sulla sinistra i ruderi dell'antico Lazzaretto dei lebbrosi e gli spit delle molte vie di arrampicata ed il cartello della ferrata (il disegno non corrisponde alla realtà, in quanto in questo ultimo anno 2010 sono state apportate notevoli modifiche al percorso, aggiungendo tre nuovi ponti tibetani rendendo il percorso più sicuro e logico). Si inizia con un facile traverso fino a raggiungere il primo ponte tibetano, abbastanza lungo e ballerino. Poi un ulteriore traverso leggermente più impegativo porta al secondo ponte tibetano. Si entra così nella gola sempre più stretta fino all'anfiteatro, dove si sale un muro atletico e un leggermente strapiombante di 30 m., che passa molto vicino alla seconda cascata. Si giunge poi facilmente alla terza cascata. Salendo un'altro tratto verticale e leggermente strapiombante e si arriva al terzo ponte tibetano, pervenendo così alla quarta cascata. La gola si fa ora più ampia e luminosa, si sale un diedro abbattuto, una crestina ed un erto muro. Si lascia il rio e seguendo il cavo nel bosco molto ripido si arriva al termine della ferrata.
Discesa: Dal termine della della ferrata, per sentiero sulla sinistra seguire il cartello per Foresto (ore 0.30)

lunedì 30 agosto 2010

Pan di Zucchero (Pain de Sucre) m.3208

Il Pan di Zucchero presenta un aspetto molto diverso, a seconda che lo si guardi dal versante francese o da quello italiano: da quest'ultimo si mostra come una montagna estremamente precipite, franta, tormentata, chiaramente pericolosa, in tutto degna delle vicine Rocca Rossa (m.3185) e il Pic d'Asti (m.3219): dalla Francia invece, la sua forma è di un cono regolarissimo e armonico, in verità assai invitante per l'escursionista. Frequentatissima da appassionati di entrambi i paesi di cui concorre a tracciarne il confine, costituisce una delle "classiche" che non dovrebbe mancare al "collezionista".
Località di partenza:
Colle dell'Agnello (m.2748)
Dislivello: m.460
Tempo di salita: 1h.30'
Difficoltà: EE
Bibliogragia: Tremila di S. Calzone e M. Gallo
Cartografia: I.G.C. 1:50.000, carta n.6 Monviso. Attenzione in questo caso la carta è poco affidabile, in quanto indica la nostra montagna a quota 2868 (anzichè 3208), e la colloca più ad occidente di quanto non sia in realtà. Più utile la Carte Touristique dell' I.G.N. francese 1:25.000 n. 246 Queyras - Mont Viso.
Accesso stradale: seguire la strada provinciale della Valle Varaita fino al confine francese, posto al Colle dell'Agnello (m.2748), dove è possibile salvo grande affolamento, parcheggiare l'auto.


Descrizione: l'asciata l'auto si imbocca il sentiero, stretto ma ben evidente, che tenendosi sul versante francese, costeggia lo spartiacque, pervenendo in breve a toccare il Colle dell'Agnello Vecchio (m.2785), e continuando poi con debole salita l'avvicinamento alla nostra montagna.
A metà circa del suo percorso, tuttavia piega verso sinistra, raggiungendo Le Camp Espagnol (m.2869), conca caratteristica che viene lasciata alla sinistra, così come il sentiero che prosegue verso il Col Vieux (m.2806), mentre il nostro itinerario volge a destra su una traccia che il continuo passaggio ha reso oltremodo evidente, con pendenza più impegnativa, si sale un canalone fino a uscire sulla cresta, leggermente aerea, che lentamente conduce in vetta.
Il panorama è piacevole, comprende
ndo la curiosa Crète de Tailante (m.3197), la vicinissima Rocca Rossa e la mole formidabile del Viso.
Discesa: seguendo il percorso di salita.

lunedì 9 agosto 2010

Fourchon 2902 m.

Vetta molto panoramica, posizionata sul confine tra Italie e Svizzera. In virtù della sua posizione tra la Val Ferret e il Gran San Bernardo, nelle giornate terse è possibile ammirare un panorama grandioso sulle Gran Jorasses e il Gran Combin. La salita con un dislivello contenuto non presenta particolari difficoltà, bisogna comunque prestare attenzione nell'ultimo tratto al terreno friabile. Gita da intraprendere in estate e autunno in assenza di neve; essendo una zona alquanto selvaggia non sono improbalibi incontri emozionanti di questo tipo.Accesso: autostrada Torino - Aosta, uscire ad Aosta e proseguire per il Gran San Bernardo
(valico estivo e non traforo) sino alla località Montagne Baus (piccolo alpeggio) a circa 1 Km. dal colle prima dell'ultima galleria.
Località partenza: Montagne Baus 2370 m.
Quota vetta: 2902 m.
Dislivello: 532 m.
Tempo di percorrenza: 2 ore circa
Descrizione: dal parcheggio, si imbocca il sentiero che conduce al Col Fenetre che passa a fianco del piccolo alpeggio, e ci si addentra in un piccolo valloncello attraversando poi un rivolo d'acqua. Dopo una ventina di minuti ad una quota di 2500 m. circa si incontra un bivio (prestare attenzione) che piega a sn., (continuando dritti si va al Col Fenetre). Si risale per tracce di sentiero, che in alcuni tratti è segnalato come 13c. Si risale per tratti di sentiero ed ometti sino a portarsi ad una conca pietrosa, da dove appare evidente la nostra cima.
Percorrendo la conca, diventano visibili due percorsi di salita, uno a ds. più diretto ma arrivati alle roccette diventa molto più esposto, ed il secondo che taglia la parete da sotto verso sn. (consigliato) ci porta a risalile la più facile dorsale della montagna.
Discesa: per l'itinerario di salita.
https://www.youtube.com/watch?v=7Vv4d4-pgjM&list=UUI3mrR-codcPKwE4xEkLwHw

venerdì 6 agosto 2010

Tutta colpa del Paradiso

video
Questo è un percorso molto piacevole, semplice e panoramico con una grande veduta sulle cime e sui ghiacciai del Monte Rosa e Cervino. Può essere anche percorso in parte, fino a dove si preferisce, o si riesce, o ancora modificarlo a proprio piacimento.
Nel mio caso ho fatto due percorsi partendo sempre dal Crest, il primo (che che chiameremo percorso 1) per arrivare sino al lago Contenery, il secondo (che chiameremo percorso 2) partendo sempre dal Crest per arrivare sino al rifugio Paradisia al Taconet.
Accesso: autostrada Torino - Aosta uscita Verres, direzione Valle D'Ayas, Chapoluc
Descrizione: il nostro itinerario inizia da Champoluc, si prende il primo tratto della telecabina per il Crest (8 euro A/R). Dall'arrivo della telecabina si prende una strada sterrata sulla sinistra, dopo un breve tratto la strada si divide, il sentiero di destra porta al lago Ciacerio, quello di sinistra al rifugio Paradisia al Taconet.Percorso 1: il sentiero attraversa una zona di bosco non fitto e si ricongiunge poi ad una pista da sci. Questo primo tratto ci porta al lago Saler o lago delle Rane, si continua sempre su comoda sterrata incontrando più avanti un altro laghetto. A questo punto si ha già un buon panorama su tutta la valle D'ayas e sullo Zerbion in lontanaza, nonchè sul Cervino, la Gobba di Rollin e sul Breithorn. Per migliorare ulteriormente il panorama sulla valle e sulle montagne circostanti, si può salire al vicino Belvedere (con annesso rifugio) che si trova sulla sinistra del lago, punto di arrivo di una seggiovia (grande ometto di pietre sulla cima).
Dal Belvedere si riprende la strada che in discesa porta al lago Contenery, da dove parte la seggiovia che porta al Belvedere (ore 1:30 dal crest).
A questo punto non avendo a disposizione una cartina geografica attendibile (quella in dotazione alla cabinovia è alquanto scarna) non ho continuato per il lago Ciacerio, che comunque dovrebbe trovarsi alla fine del salitone (visibile dal lago Contenery). Dal Belvedere ho però intravisto una traccia di sentiero che partendo
dalla seggiovia taglia sulla sinistra per poi ricongiungersi probabilmente al Taconet e quindi collegare i due percorsi ad anello, tale anello è sicuramente collegabile anche dal lago Ciacerio.

Percorso 2: sempre dal Crest continuando sulla s
trada sterrata con numerosi saliscendi si arriva alla graziosa frazione di Soussun, si continua sulla strada per alcuni tornanti sino ad un bivio. Tralasciare quello di sinistra che scende, salire ancora un paio di tornanti sino ad arrivare al Taconet che troviamo alla nostra sinistra, conosciuto anche come rifugio Paradisia, diventato famoso dopo le riprese del film "Tutta colpa del Paradiso" con F. Nuti e
O. Muti (m.2075 ore 1 dal Crest)

martedì 3 agosto 2010

Rocciamelone 3538 m.

Questa montagna, ritenuta per lunghissimi anni come la più elevata per l'alone di superstizione e di fede di cui era circondata, è stata conquistata da Bonifacio Rotario d'Asti il 1° settembre 1358, per adempiere ad un voto fatto quando era prigioniero dei Turchi. Salì sulla vetta del Rocciamelone portandovi un trittico di metallo finemente inciso, conservato attualmente nella cattedrale di Susa. Alla storica salita è legata anche la prima costruzione di un ricovero,
la Cà d'Asti
, eretta con il preciso scopo di favorire la salita alla vetta. In prossimità della cima furono erette varie cappelle, l'ultima delle quali, costruita in muratura a cura della Giovane Montagna di Torino, ha ai lati due locali, uno dei quali sempre aperto e costituisce il rifugio Santa Maria con 15 posti letto. Sul culmine una grande statua della Madonna inaugurata il
28 agosto 1899, dovuta come ricorda la targa sistemata sul basamento, alle offerte di 130.000 bambini italiani. L'itinerario descritto
percorre la cresta S-S-Oassolutamente priva di pericoli nella buona stagione, fattibile in giornata ma consiglio di spezzarlo in due giorni pernottando al rifugio Cà d'Asti per poterlo apprezzare meglio. Panorama grandioso.
Località di partenza: La Riposa 2205 m.
Dislivello 1° giorno: 650 m.
Dislivello 2° giorno: 684 m
Tempo di salita 1° giorno: 2 ore
Tempo di salita 2° giorno: 2:30 ore
Cartografia:
IGM f.55, tav. Novalesa e Monte Lera
Accesso: Pervenendo a Susa per la SS.25 prima di entrare nell'abitato, svoltare a ds. in direzione Monpantero, poi ancora a ds. e poi sn. in direzione Urbiano e La Riposa, sulla strada ex militare, che consente con percorso tortuoso di raggiungere la suddetta località. Descrizione: Lasciata l'auto nel parcheggio sull'ultimo tornante prima di arrivare alla Riposa, si prende il sentiero segnato che si snoda per l'ampia e ripida costola erbosa e con sentiero sempre ben segnalato si raggiunge il rifugio in circa 2 ore.
Secondo giorno: Dal rifugio seguire il sentiero che sale poco discosto dal filo di cresta, sugli sfasciumi del versante orientale, a raggiungere la spalletta dove c'è un pilastrino di pietre sormontato da una piccola croce, la Crocetta 3306 m. (1:30 ore). Il sentiero finora assai ripido prosegue a minore inclinazione attraverso il versante S-E; giunto sotto la vetta (tratto attrezzato con corde), riprende a salire decisamente e con alcune svolte tocca la sommità
(1 ora circa).
Discesa: Seguendo l'itinerario di salita.
https://www.youtube.com/watch?v=Ahg8XwAaD-E&list=UUI3mrR-codcPKwE4xEkLwHw

lunedì 19 luglio 2010

Testa Grigia m.3314 Monte Pinter m.3132

La Testa Grigia è la vetta più elevata del contrafforte divisorio fra la Val D'Ayas e la Valle di Gressoney. Frequentatissima per la facilità di salita per la via normale e per il panorama grandioso che offre abbracciante tutto l'arco alpino dal Monviso all'Ortles.
E' possibile scendendo dalla vetta della Testa Grigia, su sentiero segnalato la salita al Monte Pinter dove è posizionato il bellissimo bivacco Lateltin.
Località di partenza: Ostafa 2418 m.
Dislivello: 897 m.
Tempo di salita:
3:30 ore
Difficoltà: EE
Cartografia: IGM f. 29 St. Jacques e Gressoney
Accesso: Autostrada per Aosta, uscita a Verres poi direzione Val D'Ayas sino a Champolouc.
Da qui con due telecabine (costo 15 euro A/R) si raggiunge Ostafa
Descrizione: A monte della cabinovia parte il sentiero n.12 che con salita moderata porta ai laghi di Pinter in ore 1:30 dove si ricongiunge con il sentiero 11A proveniente dal Crest.
Inizia qui una rampa detritica che in circa mezz'ora porta al Colle di Pinter. Da questo punto inizia la salita vera e propria. Si segue ora un sentiero che sale ripidamente per detriti e rocce rotte verso nord e nord-est attraversando i fianchi occidentali del Monte Pinter sino a guadagnare il ripiano a nord dello stesso. Si attraversa diagonalmente verso nord-est per detriti o nevai (utile picozza e ramponi a inizio stagione) raggiungendo la cresta a quota 3124.
Di qui si segue la cresta in direzione della vetta finchè alcune ripide rocce (passaggio con catena) obbligano a portarsi su una cengia in forte esposizione (qualche cautela) sul versante di Gressoney. Dalla cengia con passaggio facile su roccia (cavo di assicurazione) si ritorna in cresta nell'ultimo tratto in prossimità della vetta che si raggiunge senza difficoltà.
Discesa: Per l'itinerario di salita, ma consiglio ritornati sulla cresta a quota 3124 di proseguire dritti con percorso pianeggiante e di raggiungere la vetta del Monte Pinter, collezionando così due bellissime cime superiori ai 3000 metri. Dalla vetta del Pinter rintracciare un canalino di discesa che riporta a ricongiungersi con il setiero di risalita.
https://www.youtube.com/watch?v=npxcclPnbN4&list=UUI3mrR-codcPKwE4xEkLwHw

martedì 6 luglio 2010

Falesia Rocca Remolon

Una falesia attrezzata ed utilizzata dalle Truppe Alpine della caserma di Bousson come palestra di arrampicata. E' un luogo particolarmente bello, immerso nella vegetazione alla quota di quasi 2200 m. La sua particolarità è data dal fatto che si trovano in abbondanza vie molto facili, quindi luogo ideale per iniziare ad arrampicare. Composta da tre distinti settori molto vicini tra di loro, il primo, il più alto troviamo quattro itinerari di due lunghezze ciascuno per un'altezza di 50 m. con difficoltà dal 3° al 5°.
Il secondo con cinque lunghezze monotiro di circa 30 m., ed il terzo con un paio di lunghezze di 20 m. con difficoltà 6a/6b. La parete è una grossa placconata appoggiata di roccia granitoide molto lavorata e solida, lo stile di arrampicata è ovviamente la placca ricca di prese ed appoggi, l'attrezzatura è ottima nel primo settore, Spit-Fix da 10 mm. con catene ed anelli di calata alle soste, idem per il secondo settore. Unico neo che le soste per la calata sono posizionate alquanto indietro, il che rende un po' difficoltosa la manovra in moulinette. Essendo la falesia ad una quota di circa 2200 m. è praticabile esclusivamente nella bella stagione. Accesso: Da Cesana Torinese in alta Valle di Susa, dirigersi verso Claviere lungo la strada statale del Monginevro, qualche centinaio di metri prima del ponte sulla Piccola Dora, svoltare a sinistra al bivio per Sagnalonga (strada sterrata a fondo mediocre) e dopo 6 km. circa continuare in direzione del Colle Bercia, fino ad incontrare ad un tornante una bacheca in legno con le indicazioni Rocca Remolon e punto panoramico (ampi spazi laterali per posteggiare). Risalire brevemente il sentiero fin sulla cima della Rocca e scendere sul lato opposto dove si incontra il primo settore, 3 min. dall'auto, poco più avanti si incontrano il secondo ed il terzo settore.
Bibliografia: www.altox.it