venerdì 18 dicembre 2009

Forte Varisello


Il Forte Varisello, edificato negli anni Settanta del XIX secolo (terminato probabilmente tra il 1887 e il 1890), si trova sulla riva sud-est del lago del Moncenisio, a 2.118 metri di quota. Presenta una pianta pentagonale, su 2 piani, circondata per gran parte del perimetro da un fossato. Nelle mura si trovano delle aperture: le feritoie più piccole erano utilizzate dai fucilieri, mentre le aperture più grandi costituivano le cannoniere equipaggiate con pezzi da 9 AR/Ret; aveva in ogni caso possibilità di fare fuoco in tutte le direzioni. È possibile entrare nella costruzione passando attraverso l'unico imponente portone che si affaccia sul Piemonte, attraversando il ponte levatoio che sovrasta il fossato perimentrale: all'interno si trova la caserma su due piani, al centro del cortile, dove alloggiavano i soldati del presidio. Una rampa dava accesso al piano inferiore.
Il forte è stato disarmato all'inizio del 1900 e poi utilizzato come magazzino logistico. Intorno al 1910 fu impiegato come bersaglio per testare nuovi proiettili di artiglieria.

Accesso: Torino-Susa, SS25 del Colle del Moncenisio. Nel periodo invernale l'accesso stradale al Colle è vietato; si può arrivare con l'auto sino alla Piana di San Nicolao (vicino ad un allevamento di cani da slitta) subito sotto "Le Scale del Moncenisio).
Descrizione:
Lasciata l'auto ci si incammina lungo la strada (ma conviene tagliare i tornanti dove è possibile) e si punta dritto al Colle. Arrivati al colle si và in direzione del paesino con chiesetta (molto visibile) e si punta in direzione dello sbarramento della diga. Il Forte è già visibile in alto sulla sinistra, senza percorso obbligato si punta nella sua direzione attraversando più volte la strada di accesso. Dal posteggio calcolare 1 ora e 30 circa.
Con giornate di bel tempo il panorama è eccezionale.

mercoledì 9 dicembre 2009

Una gita diversa dal solito...

...è stata quella del ponte dell'Immacolata. Abbiamo aderito all'invito del gruppo Alpi Cozie che organizzava una ciaspolata in notturna al Rifugio Selleries (per descrizione itinerario, vedi la precedente gita di marzo 2009). Partiti alle ore 16:15 dal posteggio di Pra Catinat, sotto una leggerissima nevicata (purtroppo le previsioni meteo non erano delle migliori), io, Laura, Franco e Sergio, in un'ora e tre quarti raggiungiamo il Rifugio alla luce delle pile frontali, senza neanche calzare le ciaspole (quelle sono rimaste appese allo zaino), essendoci davvero poca neve. Siamo stati quasi i primi ad arrivare (non perchè siamo più veloci, siamo solo partiti prima). Abbiamo ritrovato con grande piacere il nostro amico e gestore Massimo Manavella, sempre molto cordiale e ospitale. A poco a poco il Rifugio si è animato, e verso le 19:30 si è dato inizio al banchetto con circa ottanta persone, alcune già conosciute, altre nuove con cui fare amicizia. La serata è volata via velocemente, alle 22 tutti fuori per farci riprendere dalla Web cam del Rifugio e per le foto di rito. poi i saluti e piano piano, alla spicciolata i vari gruppi hanno preso la via del ritorno, dove poco dopo il Rifugio abbiamo trovato ancora Massimo e la moglie ad offrire a tutti dell'ottimo "vin brulè". In conclusione è stata veramente una bellissima "gita diversa dal solito"in compagnia di splendide persone. Mancava solo la "Luna" che si è fatta vedere facendo capolino tra le nuvole, una volta arrivati all'auto. Ma in fondo poco importa, ci saranno ancora altre occasioni.

domenica 29 novembre 2009

Arrampicare a Monpellato

Accesso: Dalla SS24 bivio per Almese, proseguire per Rubiana, Colle del Lys. Superato il piazzale dell'Albergo, prendere la strada a sinistra, raggiunto un bar-ristorante, proseguire per strada sterrata sino al suo termine (ampio spazio di parcheggio). Proseguire in leggera discesa piegando poco dopo a sinistra (masso con indicazioni) inoltrandosi nella bellissima faggeta seguendo i bolli rossi. Arrivati ad un bivio abbandonare i bolli rossi che portano alla borgata e proseguire a destra (cartello Palestra di Roccia) mantenere il sentiero che ad un certo punto si inerpica fino al settore principale della Palestra. Questo è il settore "Primo Torrione" dove si trovano una ventina di vie alquanto impegnative. Proseguire oltre la pietraia e oltrepassato un ruscello si giunge alle "Placche del Fontanino" e alcuni metri dopo si trova il "settore del Sole Nascente"












Note: I due settori sono decisamente meno impegnativi rispetto alle vie del "Primo Torrione", quindi sono molto adatte per muovere i primi passi sulla roccia da capo cordata. A tale scopo il "settore del sole nascente" è ancora più indicato essendoci difficoltà sul 3°.
Queste ed altre informazioni (da cui ho ricavato la relazione) si possono trovare sul sito: www.arrampicareneltorinese.com

lunedì 16 novembre 2009

Arrampicare a Montestrutto

Caratteristiche: Montestrutto ha alcune caratteristiche particolarmente favorevoli, posto tranquillo immerso nel verde con avvicinamento nullo ben esposto a sud sud-ovest; adatto a tutti e frequentabile tutto l'anno con numerosi itinerari sia facili che difficili. Le vie variano dai 10 ai 35 metri, quasi tutti monotiri con qualche itinerario di due o tre lunghezze. Il sito conta sino ad ora 90 vie (marzo 2009). Tutte le vie sono attrezzate con fittoni resinati e soste a catena con moschettone di calata fisso.
Come arrivarci: percorrendo la SS26 nel tratto tra Ivrea e Quincinetto si trova il Comune di Settimo Vittone, se si proviene dall'autostrada l'uscita consigliata è Quincinetto. Poco prima di Settimo (proveniendo da Ivrea) c'è la frazione di Montestrutto, molto evidente accanto alla statale vi è una centrale elettrica dietro la quale corre parallela una strada (cartello indicatore: Montestrutto) che immette nel parcheggio del prato sotto le pareti ben visibili.
Considerazioni: Sono stato a Montestrutto questa domenica 15/11/09 ed ho percorso solo due vie "Orsa Minore" e "Orsa Maggiore" con lunhezza di 30 e 35 metri (quindi con corda da 60-70 metri ci si può esercitare con delle calate in corda doppia) e con difficoltà di 3° e 3°+. Essendo oramai note le mie modestissime capacità arrampicatorie, posso dire che sicuramente è un posto adatto anche ai principianti, i quali vogliano iniziare ad arrampicare come primi di cordata. Per le due vie citate, essendo le protezioni molto ravvicinate, calcolare almeno una decina di rinvii.
Ulteriori informazioni: www.4026.it

sabato 14 novembre 2009

Arrampicare all'Aquila

"Arrampicare all'Aquila" di Alessandro Cauda. Ho trovato casualmente questo libretto alla "Libreria della Montagna" di Torino alla modestissima cifra di 5 euro, il quale illustra in modo molto semplice e schematico una zona di arrampicata sino ad ora sconosciuta, pur essendo vicinissima a due palestre di arrampicata molto note, Rocca Parei e Rocce Baciasse. Ciò che la contraddistingue dalle due palestre citate è la "facilità" delle vie di arrampicata, vie tutte attrezzate a spese di Alessandro Cauda, sia in termini economici che di tempo, grazie alla sua passione per l'arrampicata. La palestra è divisa in due settori ben distinti, le "Rocce del Baby", dove troviamo Baby Parey, Cresta del Belvedere, Passeggiata dei Camosci e il Muro dei Rododendri. Il secondo settore "Rocce del Colletto" dove troviamo lo Sperone del Selvatico,
lo Scudo e Via Superchicca.
Accesso: da Torino raggiungere la cittadina di Giaveno e proseguire sulla strada che attraversa il paese di Pontepietra e la frazione della Maddalena di Giaveno e che termina nel piazzale dell'ex stazione sciistica dell'Aquila.
Tipo di arrampicata: si tratta prevalentemente di itinerari di placca, pur essendoci itinerari di piccoli strapiombi e diedri per lo più sullo "Sperone dell'Aquila". Tutte le vie sono protette con piastrine inox e le soste sono attrezzate con catene per le calate in doppia o per la "moulinette".
Periodo: si arrampica sempre sopra i 1300 metri di quota, quindi il periodo migliore è sicuramente la tarda primavera-estate-autunno.
Note: ad oggi ho avuto modo di provare solo le vie sullo "Sperone del Selvatico" con due monotiri ed una via di due tiri con difficoltà max 3+ e sullo "Scudo" un monotiro con difficoltà di 4c. Gli altri settori presentano difficoltà simili o poco più impegnative, ma sempre alla portata di modesti arrampicatori come me, comunque improntate al divertimento e alla arrampicata medio-facile.

mercoledì 28 ottobre 2009

Falesia La Baita

Descrizione: Raggiungibile facilmente sia da Torino sia dalla Valle di Viù, la falesia è costituita da vari settori che permettono un'arrampicata a diversi livelli. La falesia gode di un'ottima esposizione, con un avvicinamento breve. Gli apritori stanno ancora incrementando il numero delle vie. La parete data l'esposizione prevalente a sud, è frequentabile quasi tutto l'anno.

Accesso: Da Torino prendere la tangenziale verso l'autostrada del Frejus con uscita ad Almese-Villardora, seguire le indicazioni per il Colle del Lys e proseguire scendendo verso la Valle di Viù. In zona Richiaglio, subito prima del ristorante La Baita, sulla sinistra si dirama una stradina per Ambrosinera.

Da Viù seguire le indicazioni per il Colle del Lys, percorsi circa 10 Km.subito dopo il ristorante La Baita, girare a destra per Ambrosinera.

Ulteriori informazioni: http://www.x3mountainguides.com/baita.htm
Considerazioni: La falesia si trova in una zona molto bella e panoramica, e mette a disposizione dell'arrampicatore diversi gradi di difficoltà. La parte più facile (e cioè alla mia portata) con gradi non superiori al 4a si trovano nei settori "Paperino" "Belvedere" e "Masso del Sole". I rimanenti settori, sono decisamente più impegnativi.














lunedì 26 ottobre 2009

Lago di Cignana da Valtournanche

Il Lago di Cignana, si trova in una conca a 2170 metri sul fianco destro idrografico della Valtournanche. Preso la sponda settentrionale del lago si trovano una bella cappelletta e, e poco più a monte, le baite dell'Alpe di Cignana. Sulla sponda meridionale del lago, si trova invece il Rifugio Barmasse, di proprietà privata aperto da fine giugno a metà settembre.
Dal lago vi è un panorama ravvicinato sulla Punta e sul Dome de Cian e sul Chateau de Dames.
L'itinerario parte direttamente da Valtournanche, è turis
tico e segue un ottimo sentiero che supera un dislivello di 500 metri e richiede 2 ore circa di camminata, parte nel bosco e parte per pascoli. Per raggiungere Valtournanche, vedere descrizione nella Ferrata del Gorbeillon.
Il lago è raggiungibile oltre che per questo itinerario
anche dall'uscita della Ferrata come descritto nella precedente relazione.

Descrizione: Da Valtournanche si prende la strada che passa accanto al cimitero e prosegue per la frazione Crepin. Si attraversa il torrente Marmore e si prende un sentiero indicato con i segnavia 13 e 14 che sale con alcune svolte per poi procedere in piano verso sud, proprio di fronte a Valtournanche. Poco oltre si incontra un sentiero più marcato che sale dalla frazione Barmasse. Si riprende a salire per ripidi tornanti per raggiungere poi le case di Promoron a 1798 metri. Si sale ancora poggiando a sinistra fino al caratteristico alpeggio di Falegnon a 1912 metri. Poco oltre lasciato un bivio sulla sinistra il sentiero in dicato con il N.13 che porta all'Alpe di Cortina, si prosegue lungo il fianco sinistro del vallone per poi giungere con una breve salita nei pressi della diga. Alcune segnalazioni indicano il sentiero che in breve porta al Rifugio, mentre sulla destra si prosegue con la mulattiera che costeggiando la sponda del lago conduce ai dolci pascoli dove sorge la cappella.
In discesa si segue lo stesso itinerario e si ritorna in p
oco più di 1 ora.
Bibliografia: Guida alle passeggiate sulle Alpi di Alessandro Giorgetta.

venerdì 23 ottobre 2009

Ferrata del Gorbeillon

Accesso: Autostrada per Aosta, uscita Chatillon/St. Vincent, SS della Valturnenche per Cervinia fino a Valturnenche capoluogo. Passare oltre la chiesa ed i Carabinieri e 100 metri dopo prendere la seconda strada a sinistra per Crepin, il cimitero e il ponte sul Marmore (parcheggio).
Periodo: maggio - novembre
Difficoltà: D/MD
Dislivello:
200 m.
Tempi: 2 ore
Uff. del Turismo: 0166.92029
Uff. delle Guide: 0166.948169
Bibliografia: Le vie ferrate di Dario Gardiol


Descrizione: Dal parcheggio, prendere il sentiero "Lago di Cignana e via ferrata" salire nel bosco e dopo 15 minuti si arriva ad una pietraia (cartello via ferrata) da risalire fino sotto la parete di roccia. Qui a sinistra attacca la via ferrata "difficile" a destra la "facile" (usata per il rientro. Un traverso porta in piena parete, poi piccoli muri e traversate. Si aggira uno spigolo e si entra nella parete sud-ovest, dove un muro aereo vi farà tirare di braccia con alcuni passaggi MD, duri ma brevi. Poi un diedro inclinato che richiede qualche attenzione per via della roccia lucida e liscia come il marmo. Ora il panorama comincia a farsi interessante; si arriva in vista del ponte tibetano, ma prima del ponte c'è un passaggio veramente duro (MD).
Superato il ponte, ancora una parete verticale di 20
metri fino ad una terrazza e boschetto: fine della ferrata difficile. 1 ora dalla partenza, si sale un pò nel bosco fino a trovare il bivio dove a destra comincia la discesa ("via ferrata facile") verso la pietraia di partenza, con un sentiero molto ripido, ma sempre protetto dal cavo.

Consiglio personale:
considerando la brevità della ferrata, consiglio di continuare a salire nel bosco alla fine della ferrata (anzichè prendere il sentiero di rientro) sino ad arrivare alla mulattiera che a sinitra porta prima alla centrale idroelettrica (ben visibile) ed in un paio d'ore porta al bellissimo Lag
o di Cignana. Così a mio avviso si uniscono due itinerari molto belli.

lunedì 12 ottobre 2009

Sentiero degli Alpini

Accesso: Autostrada Genova -Ventimiglia, uscita a Taggia, proseguendo quindi per Molini di Triora, bivio per Colla Melosa.
Questo itinerario consente di girare tutt'attorno al Monte Pietravecchia, mantenendosi più o meno in quota prima traversando il precipite versante meridionale lungo il "Sentiero degli Alpini" fino alla Gola dell'Incisa
a m.1685 sulla costiera di confine che scende dalla vetta verso sud-ovest, quindi passando in territorio francese lungo il bosc
oso versante settentrionale, rientrando in Italia attraverso il Passo della Valletta, situato a 1918 metri sul dorso settentrionale della montagna. L'intero giro ha uno sviluppo di circa 7 chilometri, con 350 metri di dislivello, ed è comodamente percorribile in poco più di 4 ore.
Periodo consigliato:
da giu
gno a settembre.


Descrizione: Dalla Colla Melosa, 1540 metri, seguire la strada sterrata fino al primo tornante nei pressi di una fontana (percorribile anche in auto). Lasciata la strada si prende a sinistra un sentiero che taglia il pendio a mezza costa verso ovest e attraversa una valletta. Si giunge così ad un bivio e si prende il ramo di sinistra, lasciando a destra quello che sale alla sommità del Monte Pietravecchia. Si scende seguendo la larga traccia che porta ad imboccare il "Sentiero degli Alpini", con il quale si aggira, traversandolo a mezza altezza, lo scosceso e roccioso versante sud del Monte Pietravecchia. Per lunghi tratti scavato nella roccia,
il sentiero si addentra nella profonda e selvaggia gola racchiusa tra le pareti del Monte Pietravecchia e del Monte Toraggio, ed è necessario fare attenzione nel superare, servendosi in alcune occasioni della fune di acciaio, oltre ai quali si arriva senza ulteriori difficoltà sotto al pedio che porta alla Gola dell'Incisa.
Si raggiunge così lo stretto intaglio situato sulla cresta di confine a 1685 metri, salendo con alcuni tornanti e lasciando a sinistra la diramazione che porta in 1 ora e 45 al M
onte Toraggio. Dal piccolo praticello posto sul versante ovest della Gola dell'Incisa si prosegue a mezza costa lungo il sentieroche segue un'evidente cengia erbosa tra due salti di roccia fino a scavalcare un costone che scende verso ovest, poco sopra la Colla Girenza. Da qui si continua verso destra seguendo la mulattiera che traversa in leggera salita il pendio settentrionale della montagna nel bosco di larici fino al Passo della Valletta. Lasciando a sinistra una strada militare, si scende per il sentiero lungo il versante opposto fino a raggiungere il bivio iniziale del "sentiero degli Alpini". Lasciatolo a destra, si prosegue verso sinistra fino al tornante della carrozzabile.
Bibliografia:
Guida alle passeggiate sulle Alpi di Alessandro Giorgetta.

domenica 27 settembre 2009

Ferrate in Dolomiti, alcune considerazioni...

Percorrendo in questo settembre 2009 alcune ferrate in Dolomiti, Tridentina, Torre di Toblin e Piz da Lech; non ho potuto fare a meno di pensare cosa siano stati gli anni della Grande Guerra ,che videro l'Italia contrapporsi agli eserciti tedesco ed austro-ungarico sul fronte dolomitico, e cosa siano per noi oggi le ferrate che abbiamo percorso e cosa siano invece state per i soldati che si prodigarono per rendersi la vita meno dura possibile, su queste bellissime cime. Quello che i soldati fecero su questo fronte (e non solo) è semplicemente incredibile: lunghe gallerie scavate nella roccia a colpi di mina e piccone, ponti sospesi per superare passaggi altimenti insuperabili, postazioni arroccate su pareti impressionanti sono ancora oggi visibili. Ma proprio su quanto scritto poc'anzi vorrei soffermare l'attenzione, per fare un confronto con le Ferrate presenti sulle nostre Alpi Occidentali. A differenza di quelle dolomitiche dove pioli di scale e cavi metallici, che nacquero per mano dei soldati per esigenze assolutamente non sportive, (ma perchè dovevano muoversi con relativa sicurezza lungo versanti pericolosi ed esposti, per approvigionarsi di viveri e materiali bellici), le tre Ferrate da me percorse, mi sento di giudicarle meno impegnative delle nostre. Questo non significa che vadano sottovalutate anzi... tutte e tre sulla scala delle difficoltà vengono considerate come "difficili" e a mio avviso, i pericoli maggiori provengono dalla massiccia frequentazione di queste ferrate, con l'aggiunta che non tutti i fruitori siano persone preparate fisicamente e con un'adeguata attrezzatura. Purtoppo ho visto persone senza casco e con due semplici cordini, ho assistito ha scariche di sassi (anche di notevoli proporzioni) dall'alto, provocate da persone che percorrono le ferrate di corsa, con sorpassi a dir poco azzardati, aggrappandosi al cavo, forse senza neanche sapere che il cavo serve solo per la sicurezza.. Ora non saprei in quale ordine di bellezza mettere queste tre ferrate, ma direi che la Torre di Toblin pur essendo tecnicamente la meno difficile è sicuramente la più appagante come panorami. La Piz da Lech è tecnicamente la più impegnativa, avendo come progressione (eccetto le due ripide scale finali) solo il cavo di sicurezza. La Tridentina... beh! è una classica e va fatta sicuramente.L'augurio per chi dovesse percorrere queste (o altre ferrate) in Dolomiti è quello di ricordarsi sempre che quello che oggi troviamo ancora percorribile, sovente dopo interventi di manutenzione, vada considerato come testimone silenzioso di un pezzo di storia umano e drammatico che non si può e non si deve dimenticare.

martedì 22 settembre 2009

Ferrata Piz da Lech de Boè

Caratteristiche: Nel complesso una via non molto difficile, attrezzata con corde fisse, sale per canalini, cenge e gradoni lungo il versante sud. Scale in ferro ripide ed esposte portano ai terrazzi detritici della cima.
Accesso: Con la nuova cabinovia del Boè, stazione a valle nell'abitato di Corvara (m.1540, parcheggio),
al Crep de Mont (m.2198) e con la seggiovia al margine del Vallon (m.2537).
Accesso alla ferrata: Dalla stazione a monte della seggiovia (cartelli) per sentiero lungo il ghiaione fino sotto le pareti, al bivio in salita a sinstra all'attacco (m.2560).
Descrizione:
Superato il primo ripido ma breve camino si continua per un canalino detritico (attenzione a non provocare caduta sassi), che poi si abbandona travaersando a destra. In salita verso nord-ovest lungo la ripida rampa dell'avancorpo per roccia ben gradinata per sporgenze, canalini e cenge, si arriva sotto la parete a picco. Per lunghe scale verticali si sale al pulpito sporgente ed esposto sul bordo superiore della parete (m.2750). Si segue ora il sentiero lungo i terrazzi detritici (inizio estate innevati) fino al Piz da Lech
(m.2911)

Discesa: Verso est per il costone detritico, si segue il sentiero della via normale segnato in rosso. Un salto verticale ed attrezzato, poi il sentiero prosegue verso est per il dosso in parte erboso, una deviazione a destra porta alla seggiovia. Il nuovo rifugio franz Kostner al Vallon, può servire come punto di appoggio.
Bibliografia: vie ferrate nelle Dolomiti di Hans Kammerer
Cartografia: 1:25 000 Editore Tabacco fogli 05-06-07
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lunedì 21 settembre 2009

Ferrata Torre di Toblin

Caratteristiche: La massiccia ma non molto alta Torre di Toblin si trova a nord del Rifugio Locatelli, nel triangolo tra Forcella di Toblin, Forcella di San Candido e Passo dell'Alpe Mattina. Grazie alla sua posizione la Torre di Toblin, attrezzata con due ferrate, si offre come pulpito panoramico in uno spettacolare circondario.
Accesso stradale: Da Cortina d'Ampezzo, Auronzo o Dobbiaco a Misurina e per la strada a pedaggio, al Rifugio Auronzo (m.2320 parcheggio).
Accesso alla Ferrata: Dal Rifugio Auronzo sul frequentatissimo sentiero che porta prima alla Forcella di Lavaredo e poi al Rifugio Locatelli (m.2405). A nord del Rifugio per sentiero alla sella tra Sasso di Sesto e Torre di Toblin lungo il suo versante sud-ovest e girando a nord, all'attacco della Ferrata (m.2510 ore 1.50).
Descrizione: Dal ghiaione ai piedi della parete nord si raggiunge il terrazzo detritico all'inizio delle scale per i facili gradoni di un diedro. La salita si svolge per la lunga serie di scale, l'impianto attrezzato con corde per l'assicurazione, porta alla forcella tagliata tra le cime. Dopo breve traversata a sinistra, le ultime scale portano alla poco spaziosa cresta sommitale della Torre di Toblin (m.2617).
Discesa:
La Ferrata Feldkurat Hosp, ben attrezzata e segnata con triangolo rosso, segue i facili ma esposti gradoni del costone nord-est che degrada verso la Forcella di San Candido. Trversando il pendio detritico sul versante est, la traccia di sentiero riconduce al Rifugio Locatelli.Bibliografia: Vie Ferrate nelle Dolomiti di Hans Kammerer
Cartografia: 1:25 000 Editore Tabacco fogli 010 - 017

domenica 20 settembre 2009

Ferrata Tridentina

Caratteristiche: La Ferrata Tridentina è una delle Ferrate più note delle Dolomiti. Con la sua posizione in vicinanza di una via di intenso transito e col rifugio come meta e come punto di appoggio, essa attrae numerosi (troppi) appassionati. Il primo tratto si presenta di moderata difficoltà, la salita della Torre Exner è invece molto esposta ed impegnativa.
Accesso stradale: Dall'alta Badia a Colfosco e per la strada del passo Gardena, al piazzale della cava di ghiaia deviando in un tornante (m.1956, cartelli)
Descrizione: Dal parcheggio, si segue la strada pianeggiante verso est, poi un sentiero in salita fin sotto una parete. Per scala e staffe si raggiunge il terrazzo inferiore del Sella, il sentiero continua verso sud-est. Passando sotto la TOrre Brunico, a tratti in discesa, si raggiunge il secondo vero attacco (m.2070, ore 0.40 dal cartello). La ferrata segue una sporgenza ben gradinata della grande rampa inclinata, a destra della gola del Rio Pisciadù, fino al piccolo terrazzo presso la cascata (m.2150). Il salto più ripido a destra della cascata viene superato per scalette, la salita continua in direzione della marcata Torre Exner. In esposta traversata a sinistra, si raggiunge il pendio alla base della parete gialla e strapiombante della Torre (m.2350)il vecchio sentiero prosegue a sinistra verso il Rifugio. Dal bivio (cartello, talvolta persone in attesa) le corde fisse portano all'appicco strapiombante in salita obliqua a sinistra. In erta ed esposta salita a destra di una fessura a strapiombo, poi per scala verticale si raggiunge un aereo punto di sosta. In esposta traversata a sinistra si passa a roccia meno ripida. Aggirata una sporgenza, si oltrepassa il vertiginoso abisso per il ponte pensile.
Dopo breve tratto per gradoni la ferrata termina sul terrazzo superiore del Sella (m.2450, ore 1.30). In salita verso sud per tracce di sentiero si raggiunge il Rifugio Pisciadù.

Discesa: Dal rifugio sul sentiero n.666 in direzione nord-ovest fino al bivio. Ora su sentiero in parte attrezzato si discende in Val Setus e si ritorna al parcheggio.
Bibliografia: Vie Ferrate nelle Dolomiti Hans Kammerer
Cartografia: 1:25 000 editore Tabacco, fogli 05,06,07

Ferrata dei Funs

Quota di partenza: 1200 m.
Quota di arrivo: 1625 m.
Difficoltà: D/MD
Dislivello: 400 m.ca.
Durata del percorso: 3,30 ore


Accesso: Borgo S. Dalmazzo, Entraque si prosegue per Trinità. Si continua per Colletta Sottana (cartello della ferrata) girare a sinistra e dopo il ponte per Tetti Violini (1044 m), parcheggio.

Descrizione: Bella ed impegnativa ferrata, in un contesto ambientale molto bello, adatta a chi possiede già esperienza di ferrate. La prima parte e sicuramente la più impegnativa, con parecchi tratti strapiombanti che tirano di braccia e senza punti di sosta. A due terzi della parete si trova una diramazione,a sinistra la via “facile” (D) a destra la via “difficile” (MD), le due vie si ricongiungono più in alto prima dell’uscita su una cresta erbosa. Fine prima parte (1 ora e 30 minuti). Un sentiero nel bosco, porta in 15 minuti all’attacco della seconda parte ed alla scappatoia che riporta in basso.
Anche la seconda parte è verticale ed esposta, anche qui dopo qualche strapiombo
si trova un bivio, a sinistra una via semplice porta subito in vetta. A destra (D+/MD)con percorso più lungo e talora strapiombante, poi un traverso porta alla passerella (10 m) aerea.
Ancora una traversata e si arriva in vetta. Un sentiero porta in 15 minuti alla seconda punta (1625 m), dove comincia il sentiero cablato
per il rientro.


mercoledì 2 settembre 2009

Rifugio Bobba da Cervinia


Il rifugio Bobba è situato a 2.770 metri di altitudine sulle pendici sottostanti alla catena montuosa delle Grandes Murailles e più precisamente sotto alla Punta Budden, è raggiungibile in due ore e trenta circa ed è consigliato ad escursionisti esperti. Il sentiero parte fra il campo da Golf ed il campo Sportivo, ed è segnalato con il numero giallo 11. A piedi, si oltrepassa il sottopassaggio, si attraversa un piccolo torrente e si prosegue in direzione dell’Alpe Maberge. Si prosegue lungo il piccolo sentiero, che con un dislivello di circa 700 metri porta al Rifugio. L’ultimo tratto è particolarmente ripido ed è il tratto più impegnativo, ma è attrezzato con delle corde fisse per superare i passaggi più ripidi. Il rifugio non è custodito e permette il pernottamento a 12 persone. Splendido panorama sulla valle, sul ghiacciaio del Plateau Rosà e una veduta del Cervino con un’angolatura particolare. Rientro in paese volendo su itinerario alternativo segnalato con il numero giallo 10, 200 metri sotto il rifugio, verso destra in direzione dell’Alpe Bayettes e del villaggio di Avouil (L’ultimo tratto di strada è nel bosco). Da Avouil il centro del paese dista circa 1 kilometro ed è raggiungibile seguendo la strada asfaltata e costeggiando , sulla sinistra, la galleria della Strada regionale 46

giovedì 20 agosto 2009

All'alpe di Prarayer da Valpelline e la Diga di Place Moulin

Accesso: Prarayer si trova a 2000 metri circa su verdissimi pascoli oltre il termine del grande lago artificiale di Place Moulin, nell'alta Valpelline. E' un luogo formato da un gruppo di baite adagiate ai piedi di montagna alte più di 4000 metri che, come la Dent d'Hèrens, fanno corona al Cervino. L'itinerario è turistico e adatto a chiunque, è totalmente pianeggiante e copre una distanza di 8 chilometri tra andata e ritorno.
L'accesso a Place Moulin, che si trova a 1950 metri circa, si effettua da Valpelline capoluogo, seguendo la strada asfaltata che sale da Oyace, passa quindi per les Moulins e Perquis e a Bionaz. La strada ora taglia su in alto e arriva sotto la diga al ripiano ove vi è la frazione di Lèchere, e con alcuni tornanti sale direttamente a Place Moulin, 20 chilometri da Valpelline. Periodo consigliato: da metà giugno a tutto settembre.


Descrizione: da Place Moulin, ove si lascia l'auto, si segue la stretta strada sterrata costruita per i lavori della diga stessa, e attualmente in disuso e chiusa al traffico. La si segue comodamente nel suo percorso a mezza costa ad una certa altezza sulle acque del lago, sino a valicare un ponte e giungere ad una cappella, dove si trasforma in mulattiera. Con una svolta si raggiungono i casolari in parte ristrutturati di Prarayer, presso la sponda orientale del lago. Con altri 5 minuti di comoda mulattiera si raggiunge una seconda conca racchiusa tra macchie di larici, ove su un dosso sorge l'edificio del vecchio albergo ora in disuso.
Il ritorno si effettua per il medesimo percorso.
Bibliografia: guida alle passeggiate sulle alpi di Alessandro Giorgetta

giovedì 13 agosto 2009

Ferrata della Clarì

Via Ferrata di Rocca Clarì " MarioPerona - Aldo Saglia"
L'itinerario presentato si classifica indubbiamente come il più severo della Valle di Susa, per lunghezza, sviluppo, esposizione ed impegno. Agevolmente transitabile agli alpinisti ed escursionisti esperti, dotati di grande familiarità con il vuoto e la verticalità delle pareti di roccia, ma decisamente complesso ed impegnativo per chi non ha sufficiente esperienza in questo genere di percorsi. Accesso: da Cesana Torinese dirigersi verso Claviere e parcheggiare al campeggio (alla prima rotonda trascurando la galleria). Dal parcheggio salire alla cappella di San Gervasio e poi scendere all'attacco del ponte tibetano sospeso, superale l'attacco, continuare in discesa fino al fondo del torrente, traversarlo e andare a sinistra sino a quando si incontrano i cavi della via ferrata, molto evidente, posto pochi metri sopra il sentiero medesimo (0.15 h.) Difficoltà: D+ Sviluppo: 750 mt. Tempo: 3.30 h.

Descrizione: Il percorso attrezzato, supera l'intero dislivello compreso tra il torrente della Piccola Dora e la cima della Rocca Clarì 2045 mt. sono così oltre 550 metri i metri di dislivello da percorrere, lungo un itinerario che senza tanti compromessi sale in maniera quasi diretta alla cima. La primissima parte è costituita da un pilastro pressoché verticale, poi un traverso conduce all'interno di una caratteristica gola dove si superano in successione due enormi denti di calcare, con arrampicata sostenuta ed aerea, uscendo su di una cengia da cui ci si raccorda con il sentiero dei Bunker. Dopo alcuni tornanti si lascia il sentiero per voltare a sx e si attraversa in salita una fascia di rocce immersa nel bosco di larici, ancora un tratto di sentiero nel bosco conduce alla base della parete principale, ben visibile dalla strada che da Cesana sale a Claviere. All'principio si svolge su di uno zoccolo in parte vegetato, poi con scalata sempre più continua ed aerea si raggiunge il filo dello spigolo, che ora a destra ora a sinistra si segue fino a una bellissima cengia formata da un enorme blocco staccato nel vuoto. Un diedro verticale e molto esposto conduce fino a pochi metri dalla vetta che si raggiunge per breve canaletto, ancora qualche metro di sentiero fino ad un ultimo risalto roccioso attrezzato che conduce al punto più elevato. ( 3.30 h.)



Discesa: per sentiero poco tracciato in direzione ovest, con alcuni brevi saliscendi attraverso la lunga sommità boscosa della Rocca Clarì si raggiungono delle antiche postazioni militari, da cui per strada sterrata si scende in località “La Coche” ( impianti da sci) ancora lungo sterrata si divalla verso l'abitato di Claviere.